Extra_GFC_Campi_Il campo di via Alfonso Corti

Approfondimento di Alberto Schiavi e Marco Giani

Introduzione (Leggere attentamente)

La finalità del seguente testo è esclusivamente quella di studio, non quella di lucro. Se qualche possessore dei diritti delle immagini usate volesse contattare gli autori (in qualche caso non è stato purtroppo possibile risalire alla fonte), può scrivere al responsabile del sito.

Pur essendo il testo frutto di una collaborazione, si consideri la parte in nero come opera prevalentemente di Alberto Schiavi, la parte in viola opera prevalentemente di Marco Giani.


I. Le fotografie

La ricerca dell’identità e dell’ubicazione nel contesto urbano del campo di via Alfonso Corti parte da alcune fotografie di buona qualità, (#1, #2, #3, #4) con le calciatrici riprese in allenamento o insieme a famigliari intervenuti, nelle quali il campo risulta inserito in un contesto urbano molto aperto, con prevalenza di prati e con pochi edifici finiti ed altri ancora in costruzione: la sensazione che si riceve è complessivamente quella di una periferia profonda, immersa ancora in aperta campagna. La solita, ricorrente sensazione che in tante altre contestualizzazioni ambientali ha costituito un forte ostacolo per la collocazione del campo nell’odierno quadro urbano, pullulante di costruzioni strette le une alle altre, le cui densità e forma costituiscono un’aggregazione scenografica che respinge con forza ogni tentativo che un ricercatore compie per inserire quel vecchio rettangolo di gioco al posto di un isolato di oggi. E anche quando, come nel caso del campo che trattiamo qui, una, due, altre case di sfondo, riconosciute su più lati, insieme via via ad un corollario di ulteriori ed univoci elementi di conferma, ci “obbligano” a disegnare il campo con una precisione topografica, ebbene si rimane ancora lì, stupiti davanti a quel rettangolo verde immaginario (sarà poi virtuale grazie a Google Earth), radente al piano terra le case che hanno sepolto quello vero e che ora appaiono sfrontatamente dirimpetto a quelle solitarie ed esposte delle foto in bianco e nero. Queste, rifacendosi un po’ il trucco ad attenuarne la vetustà, sono sopravvissute a chi le abitava, spettatori non paganti alle finestre, e alle successive generazioni, per costituire oggi i nostri ultimi rintracciati e riluttanti testimoni di un lontano tempo in bianco e nero e del nostro campo che fu.

[#1] Le calciatrici si preparano al riscaldamento: in primo piano, quelle che indossano la divisa del GS Cinzano. La foto è stata scattata da centrocampo, con il sole a sinistra dell’obiettivo.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.
[#2] Una seconda foto, sempre dalla stessa prospettiva, con le calciatrici alle prese con un esercizio ginnico.
Foto: Archivio privato Rosa Mottino.
[#3] Un altro esercizio ripreso da un’altra prospettiva: il fotografo è sempre a centro campo, ma si è girato di circa 90° e ora il sole appare alla sua destra. La linea della circonferenza evidenzia un fondo un po’ irregolare con erba non rasata.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.
[#4] Quadro di famiglia Boccalini: sullo sfondo l’edificio già apparso in #3.

II. Il campo Alfonso Corti

Le calciatrici del GFC si allenarono al campo Corti domenica 1° ottobre e domenica 21 ottobre (vd. i Materiali GFC), come testimoniato rispettivamente da La Gazzetta dello Sport del 4 ottobre (“L’altra mattina sul campo di via Corti”), da Eva del 7 ottobre (“La squadra di giocatrici milanesi di foot-ball si allena sul campo Corti”), e Tutti gli sports del 22 ottobre (“È di ieri l’esibizione di questi primi esperimenti in grande stile sul campo Corti di Milano”). Oltre a ciò, va aggiunta la foto pubblicata l’11 ottobre 1933 da Excelsior (#5): per quanto nella didascalia non riporti il nome del campo, tale scatto coincide con #3! Evidentemente scattata al campo Corti è anche la fotografia pubblicata da Tutti gli sports il 29 ottobre (#26).

[#5] Didascalia originale: “Le partecipanti al campionato di calcio fra signorine a Milano eseguiscono esercizi fisici prima di iniziare la gara.”
Fonte: Tutti gli sports, 22 ottobre 1933, p.

In nessuna di queste fonti, tuttavia, il “campo di via Corti” viene citato con la specificazione del nome proprio, con ciò lasciando aperte due possibilità: che si trattasse cioè della via Costantino Corti (zona Greco), o della via Alfonso Corti (zona Lambrate). Come scritto nei Materiali GFC, tuttavia, l’informazione (deducibile da uno studio del 2018 di Felice Fabrizio) che in via A. Corti 22 ci fossero dei campi da tennis Colombo (sappiamo che alcune calciatrici, come le sorelle Amodeo, erano anche tenniste) inizia ad indirizzarci in questa zona, stornandoci da via Costantino Corti, la quale, per la sua vicinanza al Campo Fabio Filzi e per la sua collocazione in una zona più aperta e meno edificata, poteva sembrare più consona alle fotografie di riferimento storico e quindi da considerarsi la più indiziata. Veniamo piuttosto indirizzati speditamente verso la zona di Lambrate, nonostante la persistente resistenza dell’incredulità ambientale, che ci prende nel vedere dove si trovi la strada oggi e nel doverla immaginare ancora in mezzo alla campagna nel 1933. Eppur si deve proseguire. Due palazzi si vedono bene nelle foto: vola e rivola con Google Earth e uno salta fuori. È lui, foggia, balconi, finestre… Allora se quel palazzo è lì, l’altro deve essere dall’altra parte… Eccolo!

III. Chi ci giocava?

Così come il riconoscimento del campo di via Alfonso Corti è stato pienamente soddisfacente in quanto a all’efficienza dei pochi riscontri storici che ci ha consentito l’ubicazione precisa del campo in un contesto urbano così mutato, le informazioni sulla squadra che quel campo ospitava sono al momento del tutto assenti. Certo molti nomi di squadre dell’epoca sono giunti fino a noi tramite vari documenti e pubblicazioni, spesso corredate di indirizzo della sede, raramente di quello del campo di gioco: tra di essi ci sarà sicuramente quello della squadra che giocava sul campo in questione, ma non si può per ora nemmeno accennare a un’ipotesi, rinviando ad ulteriori ricerche la risposta al quesito.

IV. Indizi: erba folta, e staccionata

Il campo mostra di avere un fondo con erba molto folta e privo delle solite chiazze da calpestio che abbiamo visto in altri campi, tipico frutto di un intenso utilizzo, spelacchiato in estate e fangoso in inverno. Evidentemente in quel periodo era poco calpestato: non ne sappiamo il motivo, a meno che non lo si voglia ascrivere alla fattura ed allo stato della recinzione, che poteva renderlo poco ambito. Infatti la staccionata attorno al campo mostra uno standard decisamente basso, assemblata com’è con tavole non uniformi e “creativamente” puntellata. L’aspetto inadeguato della recinzione ci è reso evidente dalla #6, che la mostra da vicino dietro le sorelle Boccalini, in una giornata apparentemente nebbiosa e, a giudicare dal soprabito indossato dallo spettatore a bordo campo di autunno avanzato, e ribadito nella #7.

[#6] Le tre sorelle Boccalini davanti alla staccionata.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.

L’immagine #7, oltre che darci impietosamente la conferma dell’aspetto rustico della staccionata, ci offre una imperdibile testimonianza di costume: l’allenatore guida la corsa delle ragazze in perfetta camicia bianca, con maniche lunghe e colletto abbottonati, la cravatta ben annodata e le scarpe che se non fosse per il terreno asciutto e la bella giornata… Che qui, rispetto alla #6, appare ben soleggiata: o la nebbia si è alzata o la foto non è stata scattata lo stesso giorno. La prova che la seconda ipotesi sia quella giusta ci viene dalle maglie delle sorelle Boccalini: Marta infatti in #6 indossa quella nerazzurra, ma in #7 (così come in #1 e in #2) quella del GS Cinzano.

[#7] La corsa di riscaldamento attorno al campo, guidata da un elegante allenatore, e ancora la staccionata..
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.

V. Il riconoscimento del campo

Il riconoscimento storico-fotografico del campo è mostrato attraverso i confronti offerti dalla composizione fotografica #8, ottenuta con #1, un suo ingrandimento e #2. Premesso quanto detto nella sezione I, riteniamo di dover aggiungere poco a quanto le dicano le immagini, se non che si è partiti dalle fotografie #1 e #2 che hanno consentito di fissare visivamente l’immagine storica della palazzina A (con l’adiacente palazzina B) per poterla poi individuare nel panorama urbano odierno circostante l’indirizzo recuperato di via Alfonso Corti. Ciò non senza difficoltà in quanto la coppia di palazzine era ormai finita “dietro l’angolo”, fuori dalla vista diretta sul campo e ben nascosta tra gli altri edifici.

[#8] Il confronto storico ed il riconoscimento delle palazzine A e B di via Corti viste dal centrocampo.
Fonte delle immagini di destra: Google Earth.

Ottenuto il riconoscimento odierno delle due palazzine, corrispondenti agli odierni numeri civici 32 e 34 di via Corti, e considerato l’orientamento delle inquadrature di #3 e di #4, si deduce che la bella palazzina d’angolo in esse ripresa doveva trovarsi all’incirca all’altro lato del campo: una veloce giravolta di 180° in Google Earth ed eccola, inconfondibile e perfettamente conservata, all’incrocio tra via Buschi e via Grossich (#9).

[#9] La palazzina sull’angolo Grossich-Buschi, in un confronto quasi secolare.
Fonte delle immagini nella fascia superiore: Google Earth.

Attraverso le immagini precedenti sono state esplorate e definite rispettivamente la vista sud ovest dal campo (#1, #2, #7), nord (#3#4#9) e nord ovest (#9): attraverso quest’ultima, allungando lo sguardo oltre la nota recinzione è stato possibile comporre la #10, con la quale si giunge inaspettatamente al di là di via Pacini, fino addirittura alle vie Astolfo e Desiderio.

[#10] Uno sguardo … oltre la staccionata: via Desiderio 8 (freccia rossa), via Astolfo 7 (gialla) e 8 (verde).
Fonte delle immagini nella fascia inferiore: Google Earth.

La collocazione sufficientemente precisa del campo ottenuta con i precedenti confronti risulterebbe essere quelle rappresentata nella #11, inserita in contesto coevo (1933).

[#11] Il campo, disegnato sulla mappa Savallo del 1933.

La ricerca fotografica di tale collocazione risalendo gli anni a ritroso trova un primo riscontro nell’ortofoto #12, risalente al 1954: un campo c’è nell’isolato, ma è spostato a destra, non sul lato di via Grossich, dove appaiono delle costruzioni, ma su quello di via Valvassori Peroni: eppure i riscontri fotografici sin qui esposti non potevano lasciare dubbi, anche col supporto dei relativi tracciamenti geometrici. L’apparente mistero è svelato risalendo ancora gli anni fino al 1950. Si tratta dell’anno in cui è stata scattata #13, un’ortofoto che presenta inconfutabilmente due campi affiancati: uno a sinistra che corrisponde alla nostra collocazione, apparentemente non tracciato e non consumato, l’altro a destra, livrea da calpestio tradizionale ad indicarne lo stato d’uso corrente, leggermente più allungato.

[#12] Un campo inaspettatamente, però, sulla destra dell’isolato nel 1954.
Fonte dell’immagine di base: IGMI .
[#13] Nel 1950 i campi nell’isolato, tratteggiato in rosso, sono due. Si riconoscono attorno: via Pacini da Piola a Bottini (linea arancio), via Alfonso Corti (linea rossa) e la piscina di via Ponzio (riquadro azzurro).
Fonte dell’immagine di base: IGMI .

Nella successiva #14, il campo “di via Corti” delle calciatrici del GFC è riproposto nel contesto odierno: appare strano che venisse indicato con quel nome, essendo arretrato rispetto alla strada: ma probabilmente l’ingresso era su quel lato, ove si trovavano probabilmente anche gli spogliatoi.

[#14] Il campo di via Corti,  proposto in contesto odierno.
Fonte dell’immagine di base: Google Earth.

VI. La piscina delle sorelle Amodeo

La didascalia di #13 ci permette fra l’altro di notare la vicinanza del campo Corti con la piscina Guido Romano di via Ponzio (#15), luogo tangenzialmente legato alle ragazze del GFC. Sarà qui, infatti, che nel 1934 la calciatrice Brunilde Amodeo conoscerà il futuro marito Bianco Bracardi, come raccontato nella Part 6 di Giani 2019/2020.

[#15] La piscina Guido Romano ancora in costruzione, nel 1929.
Fonte: sito Ordine degli Architetti di Milano.

Dagli archivi personali degli eredi di Brunilde Amodeo tuttavia spuntano un paio di foto (#16 e #17), di cui una datata luglio 1933, che ci testimoniano come, nell’estate in cui erano ancora ufficialmente calciatrici, le sorelle Amodeo frequentassero una piscina, in compagnia per altro delle loro colleghe del GFC come Ninì Zanetti …

[#16] Le sorelle Amodeo in piscina. La foto non è datata né localizzata.
Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi (Playing Pasts).
[#17] Wanda (1°) e Brunilde Amodeo (6°) in mezzo ad amici ed amiche: la 4° è la calciatrice Ninì Zanetti. La foto risale al luglio 1933; pur non essendo localizzata, si può ricondurre alla Piscina Ponzio, grazie al muro.
Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi (Playing Pasts).

Tramite qualche confronto visuale, possiamo localizzare le due foto delle sorelle Amodeo: siamo nella piscina Giulio Romano di via Ponzio, inaugurata nel 1929. Prima di tutto si faccia caso al muro di cinta, che si vede chiaramente sullo sfondo sia di #16 che di #17: la tipologia e il colore (la striscia più scura sul basamento) corrispondono in effetti con quello che è possibile vedere in alcune foto d’epoca quali #18 e #19.

[#18] Particolare di [#15]: il muro perimetrale.
[#19] In quella zona, in effetti, negli anni Trenta c’erano anche degli alberelli appena piantati, come quello appena visto in [#13.5] accanto a Wanda.
Fonte: blog Piscina Romano.

Nelle due foto delle sorelle, tuttavia, c’è un ulteriore elemento architettonico che ritorna, ossia una fila di colonne che regge la trave di un pergolato. Ad una prima vista, potrebbe anche trattarsi del pergolato di un’altra piscina di questa zona di Milano, ossia quella di via Cambini. In quel caso, però, le colonne del pergolato avevano un capitello squadrato, comè possibile apprezzare in una foto scattata nel 1934, quale (#20):

[#20] Fonte: Lo Sport Fascista, Maggio 1934, p. 34 (cit. in @calciatrici1933).
[#21] Un’altra fotografia della piscina Cambini, che mostra bene i capitelli squadrati, qui ancora privi della copertura delle travi.
Fonte: Skyscraper City.

Nelle foto delle sorelle Amodeo, al contrario, il capitello è arrotondato, come è possibile apprezzare in #22:

[#22] Particolari di #16 e #17.

Tali colonne che paiono spezzate in più pezzi, e dotate di capitello arrotondato, si trovano in realtà proprio (e tuttora!) nel parchetto (#23 e #24) interno alla piscina Guido Romano, sul lato nord, rivolto verso via Zanoia (#25).

[#23] Le colonne del parchetto interno alla piscina Guido Romano.
Fonte: Google Maps.
[#24] Un’altra visuale odierna delle colonne.
Fonte: Google Maps.
[#25] Grazie a questa foto satellitare si può capire la collocazione del Parco Giochi delle colonne rispetto all’intero impianto: il muro di cinta delle foto delle sorelle Amodeo è dunque quello che divide la piscina da via Giuseppe Zanoia (lato nord).
Fonte dell’immagine di base: Google Maps.

VII. Le date, l’ora e le ombre

Dopo questa parentesi natatoria, ritorniamo al campo di calcio di via Alfonso Corti. Come già detto, le calciatrici si allenarono più volte su quel campo durante il mese di ottobre, ma tutte le foto della partita (col sole) dovrebbero essere state scattate domenica 21 ottobre. La domenica apparentemente nebbiosa dovrebbe essere un’altra, in quanto la direzione e la lunghezza delle ombre nelle #1#2, e #3 suggeriscono per quella data un orario collocato non oltre le nove del mattino e la nebbia mattutina difficilmente a quell’ora si sarebbe già diradata per consentire l’accesso ad un sole così limpido. In #26, foto che riprende una fase della partita con le bianconere all’attacco, le ombre si allungano invece da sud verso nord: siamo dopo le 11. La foto ci consente di apprezzare, ad onta dell’aspetto, la resistenza della staccionata, che ospita con successo alcuni portoghesi.

[#26] Non sappiamo se la “portierina” parò il tiro dell’attaccante, ma la didascalia lo lascia supporre.
Fonte: Tutti gli sports, 29 ottobre 1933, p. 2.

Nella successiva composizione #27, alcune fotografie già viste sono abbinate al corrispondente punto di osservazione del fotografo e ai presumibili orari, desunti in base alla posizione del sole ed alla posizione del campo.

[#27] Orientamento fotografie, orario e posizione del sole.
Fonti delle immagini di base: Google Earth; Mappa Savallo 1933; SunCalc.

VIII. Conclusione

Nella #28, infine, l’omaggio individuale a tre atlete, con il richiamo cromatico ai “colori sociali” delle loro squadre (sulle divise delle calciatrici, vd. anche l’apposito speciale).

Nella prima foto, scattata in prima mattinata, il fotografo riprende anche la sua ombra con cappello e, in fondo, la tribuna coperta, già apparsa in tutta la sua solidità nella #1, correttamente posizionata a ovest per una miglior visione nel pomeriggio inoltrato, ma priva di posti a sedere (forse le sedie erano in magazzino…).

Nella seconda il piccolo Giacomo “Popi” Barcellona (nipote della calciatrice ritratta, Luisa Boccalini) non pare interessato ad essere ripreso, forse controlla la staccionata, la quale a nord, pare offrire il… suo lato migliore.

Con la terza cogliamo invece lo spunto di una riflessione a conferma del grado sorprendente della capacità organizzativa dimostrata dalle calciatrici in tutti gli aspetti della loro avventura: la ricerca dei campi, gli allenamenti, l’organizzazione delle partite, la visibilità e il consenso ottenuti attraverso la stampa e la ricca documentazione prodotta, soprattutto quella fotografica, senza la quale saremmo costretti ad accompagnare il loro racconto immaginandole pioniere in una prateria con porte improvvisate e vestite ciascuna a suo modo, con quello che avevano in casa, come accade ancora oggi in certe partite amatoriali. E invece no, il loro abbigliamento si conferma in linea col livello generale di attuazione della loro iniziativa e ne costituisce il simbolo estetico: pratico ma elegante, professionale pur coniugato al femminile, sbarazzino ma attento al decoro imposto dai tempi. Ecco allora che, nell’ultima foto, quella sponsorizzazione che si affaccia per la prima volta assoluta su un campo di calcio e quella gonna pantalone stirata di fresco ci dicono tutto questo in una perfetta sintesi di bellezza, modernità e decoro. Tre parole, però, che paiono non confacenti con il già ironicamente sottolineato aspetto della recinzione: rispetto ai campi della primavera e dell’estate il passo indietro è evidente. Un caso o è un segno dei tempi che volgono al peggio? Il boicottaggio, infatti, continua e per le ragazze trovare un campo sarà sempre più difficile: le nuove parole saranno paura, barbarie e vergogna.

[#16] da sinistra: Wanda Aodeo; Luisa “Gina” Boccalini; Marta Boccalini.
Fonti: (a) Archivio privato Brunella Bracardi; (b) Archivio privato Rosa Mottino; (c) Archivio privato Rosa Mottino.