Approfondimento di Alberto Schiavi e Marco Giani
Introduzione (Leggere attentamente)
La finalità del seguente testo è esclusivamente quella di studio, non quella di lucro. Se qualche possessore dei diritti delle immagini usate volesse contattare gli autori (in qualche caso non è stato purtroppo possibile risalire alla fonte), può scrivere al responsabile del sito.
Pur essendo il testo frutto di una collaborazione, si consideri la parte in nero come opera prevalentemente di Alberto Schiavi, la parte in viola opera prevalentemente di Marco Giani.
Il Gruppo Femminile Calcistico giocò in questo campo le partite del 9 e del 17 aprile 1933, forse anche qualche partita prima, dal momento che il Guerin Sportivo già il 5 aprile scrive che «le signorine compiono il loro allenamento il mattino d’ogni domenica sul campo D.A.S. in via Tertulliano» . C’è da dire però che il Dopolavoro DAS (acronimo che stava per Dopolavoro Aziende SIP: vd. #1, #2), la cui succursale milanese era sita in via Gaetano Negri 1 (uffici), risultava già a fine marzo fra gli aderenti al programma del GFC (vd. i Materiali GFC ). Fra le varie attività sportive praticate, va segnalata la pallacanestro maschile, giacché nella stagione 1933/1934 i cestisti del Dopolavoro DAS Milano vinsero il campionato di II Divisione (#2bis).

Fonte: Archivio storico TIM.

Fonte: Archiviio storico TIM.

Fonte: La Domenica Sportiva, 15 luglio 1934, p. 15.
Il campo DAS era sito in via Tertulliano, incrocio via Tacito: dalla primavera del 1933 era stato concesso in uso anche al GRF Sciesa (vd. i Materiali GFC ).
Tramite i moderni strumenti satellitari possiamo facilmente localizzare il campo (#3), oggi completamente scomparso:

Fonte dell’immagine di base: Google Earth
In particolare, il palazzo color ocra in primo piano in #4, ripreso più volte sullo sfondo delle fotografie delle calciatrici del 1933, ha fornito il primo riscontro al riconoscimento del campo, poi confermato in tutte le altre inquadrature. Il numero delle finestre (4 + 1 cieca + 4) ne permette facilmente l’identificazione.

Fonte dell’immagine di base: Google Earth.
Nella Mappa del Comune di Milano del 1930, il terreno ove sorgeva il campo è ben individuabile (#5):

Fonte: Mappa del Comune di Milano, 1930.
Nella Mappa del 1946 del Comune di Milano il campo è perfettamente ubicato e tracciato, anche se le proporzioni appaiono allungate per un campo di calcio (#6). Probabilmente rimaneva spazio dietro la porta sud-ovest, ed esistono ancora (ma bisogna verificare) tracce del muro a nord-est del campo.

Fonte: Mappa del Comune di Milano, 1946.
Dieci anni dopo, nel 1956 (#7), il campo probabilmente non esisteva più, ma il terreno non era ancora edificato.

Fonte: Mappa del Comune di Milano, 1956.
Le numerose foto disponibili per questo campo permettono di riconoscere l’ambiente urbano circostante secondo molte angolazioni. Per poterci orientare, però, forniamoci sin da subito di una panoramica orientata sia del campo sia delle immediate vicinanze (#8):

Fonte dell’immagine di base: Stagniweb.
Riconoscimento lato nord-ovest
Per il lato nord-ovest abbiamo molte immagini della seconda metà campo (settentrionale), fino al calcio d’angolo nord.

In tutte le foto scattate nel 1933 con questa angolazione (#12, #13), infatti, lo skyline è dominato da un lungo ed imponente palazzo, caratterizzato da un ultimo piano di colore bianco, e da liste verticali di colori diversi per il resto della facciata (nella parte destra: coppie di finestre su facciata scura, poi coppie su facciata chiara, poi tre finestre su facciata scura, poi ancora coppia su facciata chiara, infine coppia su facciata scura).

Fonte: Google Maps.

Fonte dell’immagine di base: Google Earth.

Fonte: Il Secolo Illustrato, 25 marzo 1933.

Fonte: Il Secolo Illustrato, 25 marzo 1933.
In particolare, grazie ad una bella fotografia scattata a Brunilde Amodeo (#14), possiamo osservare nel dettaglio la balaustra bianca che doveva delimitare tutto il lato nord-ovest.

Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi.
Da queste parti doveva trovarsi anche un vialetto di ingresso, nella zona del calcio d’angolo nord, visto che nelle foto come #15 riusciamo addirittura a vedere un altro lato del grande edificio, quello orientato ad est:


Fonte: Google Maps.
Passiamo al lato nord-ovest (#17) propriamente detto, che dà attualmente sulla zona di via Decembrio, viale Umbria e piazzale Lodi.

In #18 sono riconoscibili nelle foto a destra gli edifici di via Decembrio (facciata in mattoni) presenti nelle odierne #19 e #20:

Fonte: Il Calcio Illustrato, 22 marzo 1933, p. 16.

Fonte dell’immagine di base: Google Earth.

Fonte dell’immagine di base: Google Earth.
Lo skyline di questa parte del lato nord-ovest era insomma dominato da tre edifici, ben staccati fra di loro, come si può apprezzare guardando altenativamente #18 e #21:

.Fonte: Il Secolo Illustrato, 25 marzo 1933
Riconoscimento lato nord-est (via Tertulliano)

Anche per il lato nord-est (#22), orientato verso viale Puglie e piazzale Cuoco, non ci sono dubbi: le inquadrature sono concordanti ed il muro divisorio (la cui esistenza ancor oggi è – come già detto – da verificare in situ) è confermato per tutta la sua lunghezza.

Fonte dell’immagine di base: Google Earth.

Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi.

Fonte: Il Secolo Illustrato, 25 marzo 1933.
Una delle due porte, in particolare, si trovava proprio davanti al muro:

Fonte: Il Secolo Illustrato, 25 marzo 1933.

Fonte: Google Earth.

Fonte: Google Earth.

Fonte: Google Earth.
Dietro al muro c’era un basso edificio, caratterizzato da un ballatoio all’estrema destra. Fra il muro e il basso edificio, probabilmene in un giardino o in un cortile interno, c’erano degli alberi. Sopra il muro, una rete fissata con alcuni pali evitava che il pallone colpisse l’edificio:

Se dalla porta ci spostiamo verso il calcio d’angolo nord, notiamo una piccola tettoia e dietro di essa un basso edificio, ben più visibili in un’altra fotografia, che ritrae la calciatrice Maria Lucchese (#31):

Fonte: Il Calcio Illustrato, 26 luglio 1933, p. 7.
Tale edificio (dal cui tetto si vede uscire almeno una canna fumaria) potrebbe essere quel villino per cui la stampa sportiva lodava il campo DAS come impianto sportivo all’avanguardia. La Gazzetta dello Sport scriveva, il 13 aprile 1933, che
per i loro allenamenti, le calciatrici milanesi non potevano scegliere un campo più civettuolo di quello della D. A. S. Un campo tutta grazia, a cominciare dal graziosissimo villino nel quale sono gli spogliatoi
In una delle sue ultime apparizioni in porta prima dell’introduzione dei portieri-ragazzini (#32), Luisa “Gina” Boccalini ci dona non solo questa posa plastica, ma anche una visione più chiara del villino, dotato di scaletta d’ingresso e tettoia:

Fonte: Il Calcio Illustrato, 29 marzo 1933, p. 11
La canna fumaria, che evidentemente permetteva all’edificio di vernire riscaldato, è più visibile in un’altra fotografia (#33):

A quanto pare, negli edifici appena indicati c’era spazio per spogliatoi, docce e persino un bar …

Riconoscimento lato sud-est (via Cadolini)
Il lato sud-est è quello dominato dai prati, non essendoci, da qui fino alla ferrovia, alcun edificio: in effetti, già in #26 e in #30 avevamo potuto osservare, nella parte destra delle foto, oltre il calcio d’angolo est, uno skyline privo di impedimenti visivi.

Ancora nel 1937, viaggiando in linea d’aria in questa direzione si sarebbe arrivati senza problemi fino a Piazzale Bologna:

Fonte: Stagniweb.
Le ombre da una parte, dall’altra la rete sostenuta da dei pali di legno ci aiutano a riconoscere una delle rare foto di questo lato:

Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi.
Il sole, infatti, batte dalla direzione del fotografo, come evidente non solo dalla sua stessa ombra (margine inferiore), ma soprattutto dal gesto dell’allenatore (maglia bianca) e della giocatrice in maglia bianconera al suo fianco, che si coprono il volto dai raggi solari. Inoltre possiamo osservare un particolare della rete (identica a quella che si intravedeva all’estrema destra di #30), ossia la porta d’uscita, tagliata nella rete stessa. Si trattava della porta usata per uscire a recuperare il pallone nei prati, essendo la recinzione non molto alta.

Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi.
Riconoscimento lato sud-ovest (scalo ferroviario Porta Romana)
Mettendosi nei panni del portiere (in questo caso, Luisa Boccalini, che spunta, vestita di nero e con una bandana, dall’estremità destra di #39!) della porta nord-est, e guardando avanti a sè (con attenzione a destra), si sarebbe visto uno skyline pieno di ciminiere:

Al di là delle ferrovia, in via Nervesa (vd. la posizione sulla carta #36) si trovavano in effetti le Fonderie dell’acciaio (Vanzetti):

Fonte: The Collector Avenue.
A pochi metri dal campo DAS c’è la stazione ferroviaria FS Porta Romana. I binari e le banchine visibili in #41 sono riconoscibili in una foto odierna quale #42:

Fonte: Il Calcio Illustrato, 26 luglio 1933, p. 7.

Fonte: Corso Lodi News (Facebook).
Le ultime foto disponibili hanno offerto una prospettiva nuova rispetto a tutte le altre sin qui esaminate. Esse ritraggono sullo sfondo edifici e strutture industriale, che la direzione delle ombre colloca in uno spicchio ben preciso della visuale a trecentosessanta gradi, l’unico lasciato libero dalla copertura angolare complessiva delle foto precedenti. Le ombre sono decisive in quanto dovendo provenire necessariamente provenire da sud est o da sud (mattino o pomeriggio, ma la lunghezza suggerisce il mattino) collocano la struttura industriale verso nord – nord ovest, escludendo sicuramente che possa trattarsi delle Acciaierie Vanzetti, già viste a sud del campo. In quella zona è stato facile rintracciare sulle mappe dell’epoca l’insediamento della Vetreria Lucchini Perego e verificarne l’ulteriore compatibilità con immagini e fotografie dello stabilimento in epoca coeva con l’epoca di nostro interesse.
In quella zona è stato facile rintracciare sulle mappe dell’epoca l’insediamento della Vetreria Lucchini Perego e verificarne l’ulteriore compatibilità con immagini e fotografie dello stabilimento in epoca coeva a quella di nostro interesse.
Numerose informazioni e fotografie sulla Vetreria Milanese Lucchini Perego si possono ritrovare all’interno della tesi di laurea in Architettura di Marina Passarella, La vetreria milanese Lucchini Perego: una storia lombarda (2010). L’azienda si inserisce appieno nel panorama delle attività vetrarie che hanno contribuito alla storia dell’industria e dell’architettura milanese e italiana. Si insedia a Milano nel 1888 in via Savona 61 con una fabbrica di produzione di lastre di vetro e bottiglie che introduceva sistemi produttivi moderni e macchinari innovativi. Più tardi, nel 1927, la vetreria acquista un’altra fabbrica di vetri, la “Vetreria Ponzoni”, il cui stabilimento, rilevato da una vecchia fabbrica di foraggi compressi e riadattata per la produzione di lastre, si trovava in via Tertulliano 25. L’attività della Vetreria Milanese fu lunga, ricoprendo il periodo dal 1888 al 1960, quando le fabbriche milanesi insieme a quella più antica sul Lago Maggiore, dopo una lunga collaborazione, vennero assorbite dalla Saint-Gobain e trasferite in un più moderno impianto a Corsico.

Nella mappa del 1937 possiamo per altro ancora vedere lo scalo ferroviario che un tempocollegava direttamente la Vetreria allo scalo ferroviario di Porta Romana, e che lambiva via Tacito:

Due foto, scattate nel Secondo Dopoguerra, ci mostrano il raccordo ferroviario che da Porta Romana entrava nello stabilimento Lucchini Perego di via Tertulliano:

Fonte: Skycraper City Milano.

Fonte: Skycraper City Milano.
La precisa collocazione della vetreria in via Tertulliano 25 è interessante perché appartenevano a questa azienda le tre ciminiere (le prime due – a maggior ragione, se guardate dal campo – ravvicinate fra loro) che ritroviamo sullo sfondo di molte foto singole delle calciatrici:

Fonte: Il Calcio Illustrato, 26 luglio 1933, p. 7.

Fonte: Il Calcio Illustrato, 26 luglio 1933, p. 7.