Approfondimento di Alberto Schiavi e Marco Giani
Introduzione (Leggere attentamente)
La finalità del seguente testo è esclusivamente quella di studio, non quella di lucro. Se qualche possessore dei diritti delle immagini usate volesse contattare gli autori (in qualche caso non è stato purtroppo possibile risalire alla fonte), può scrivere al responsabile del sito.
Pur essendo il testo frutto di una collaborazione, si consideri la parte in nero come opera prevalentemente di Alberto Schiavi, la parte in viola opera prevalentemente di Marco Giani.
La mattina di domenica 9 luglio 1933 le due squadre interne del GFC (il GS Ambrosiano e il GS Cinzano) giocarono la loro seconda ed ultima partita pubblica: “Alla presenza di molto pubblico le femmine calciatrici hanno dato esibizione stamattina, sul campo dell’Isotta Fraschini” (Bruno Slawitz, Guerin Sportivo, 12 luglio 1933, p. 5). Il match si distinse anche e soprattutto per la qualità degli spettatori, provenienti addirittura dall’estero (il pomeriggio lo Sparta Praga avrebbe dovuto giocare contro l’Ambrosiana-Inter all’Arena). Come scritto da Il Tifone (18 luglio 1933, p. 3):
Sul campo Isotta Fraschini di Milano, alla presenza del comm. Fernando Pozzani, Presidente dell’Ambrosiana-Inter, del cav. Alignani, dell’ing. Bossi, del comm. Bruni, del cav. Bianchi, e di quasi tutti i giocatori di detta Associazione e di quelli dello Sparta accompagnati dal Segretario Generale e da 2 consiglieri, del Presidente della Federazione cecoslovacca e alcuni giornalisti italiani e stranieri e di molto pubblico richiamato dalla presenza di tante personalità sportive, il Gruppo Femminile Calcistico milanese, ha tenuta la sua ultima riunione della stagione, presentando due squadre solidamente organizzate
“La partita, svoltasi domenica sul campo Isotta Fraschini, gentilmente concesso, è stata la migliore fra le diciannove giocate dalle squadre del Gruppo Femminile Calcistico di Milano”: così La Gazzetta dello Sport del 19 luglio 1933 (p. 5), ultima testata a parlarci di questo match.
Nonostante il campo sportivo venga citato in tali fonti, solo di recente è stato possibile associare ad esso qualcuna delle fotografie del GFC: come vedremo contengono pochi elementi utili al riconoscimento visivo.
I. Isotta Fraschini: l’azienda
L’azienda fu fondata il 27 gennaio 1900 a Milano, come Società Milanese d’Automobili Isotta Fraschini & C., ad opera di Cesare Isotta e dei fratelli Fraschini, ai quali si aggiunsero poi altri soci.

Fonte: Wikipedia.

Fonte: LaMoneta.it.
Lo stabilimento fu costruito nel triangolo di terreno compreso tra Via Monterosa, via Tempesta e viale Migliara, con ampi scorci sugli angoli smussati di piazza Zavattari e di piazzale Lotto. Dello stabilimento, negli anni d’oro dell’azienda, non si sono trovate fotografie, ma fortunatamente c’è qualcosa di meglio: la splendida illustrazione del “Leonardo” di Pandino, Marius Stroppa (#3). Sullo sfondo, per la gioia del ricercatore, si può leggere: “Campo Sportivo Isotta Fraschini” (#4)!

Fonte: Sport Legnano.

La zona sarebbe diventata poi ad alta vocazione automobilistica: vi sorsero infatti l’Alfa Romeo, al Portello, e la Citroen, in via Gattamelata angolo Teodorico. Ancora oggi tale vocazione è in qualche modo conservata, grazie alla presenza di numerosi rivenditori di automobili.
Dopo aver costruito alcune autovetture leggere montando motori di altre marche, nel 1903 l’azienda produsse la prima automobile dotata di un motore, di 24 HP, fabbricato nello stabilimento di piazza Zavattari (in realtà l’ingresso era al numero 79 di via Monterosa, da cui il nome dell’ultimo modello prodotto nel 1949). Prima azienda al mondo a montare i freni sulle ruote anteriori, l’Isotta Fraschini costruì modelli da competizione di successo e sviluppò importanti collaborazioni internazionali con aziende francesi e tedesche, giungendo addirittura ad un passo da un grande accordo con l’americana Ford, che prevedeva la costruzione di un nuovo grande stabilimento. L’accordo però naufragò, pare dopo un viaggio di Agnelli a Roma …
La Isotta Fraschini ebbe negli anni successivi notevoli successi industriali e commerciali, con modelli ai vertici della gamma esportati in tutto il mondo. La vettura di maggior successo fu certamente la Tipo 8 (#5), prima autovettura con motore ad otto cilindri, che fu esportata principalmente negli Stati Uniti e che finì nei garage di re, governanti (come Mussolini e il Papa), personaggi ed attori famosi: il suo valore di status symbol è testimoniato anche nel film Viale del tramonto.

Fonte: Icon Wheels.
Nel 1932 l’Isotta Fraschini entrò a far parte del Gruppo Caproni, il cui proprietario, Giovanni Battista “Gianni” Caproni, spinse l’attività dell’azienda verso la produzione dei motori diesel costruiti su licenza MAN, riconvertendo parte delle catene di montaggio delle automobili e soprattutto verso i motori aerei per l’azienda capogruppo nei suoi diversi stabilimenti in Italia. Celebrato fu il motore Isotta Fraschini Asso 750, protagonista delle transvolate atlantiche degli anni Trenta.
Dopo la guerra, così come altre aziende del settore, la Isotta Fraschini incontrò gravi difficolta economiche che le impedirono di finanziare il rilancio nel settore automobilistico, attraverso la produzione della già progettata 8C Monterosa (#6), e che la portarono all’amministrazione controllata nel 1948.

Fonte: Fav Cars.
Oggi il glorioso nome sopravvive attraverso la “Isotta Fraschini Motori” con sede a Bari, il marchio grazie ad una società nata a scopo di memoria storica, la “Isotta Fraschini Milano” e il ricordo infine grazie a una Fondazione Culturale, la “Intrepida Fides”.
Per ulteriori approfondimenti, si rimanda alle seguenti pagine, di cui questo capitolo va considerato libera interpretazione e sintesi: Quattroruote; Targa Florio; Formula Passion; Wikipedia.
II. Isotta Fraschini: la squadra
Milano, sin dagli inizi del ventesimo secolo, ha sempre primeggiato in Italia in vari campi, tra i quali senz’altro quello industriale e quello sportivo: se, in quanto al primo, tutto, o quasi, veniva prodotto a Milano, per il secondo basta ricordare che nei primi vent’anni di secolo la città ha contato dodici squadre che hanno militato nel primo livello nazionale (l’odierna Serie A). Al netto di qualche fusione e/o cambiamento di denominazione hanno giocato almeno un derby meneghino ufficiale al massimo livello: AMC, Ausonia, Ausia Pro Gorla, Enotria (Goliardo), Internazionale, Juventus Italia, Mediolanum, Milan, Nazionale Lombardia, Racing Libertas, Unione Sportiva Milanese. L’avvento del regime fascista accelerò la tendenza alla concentrazione del potere calcistico in pochissime squadre: si pensi alla controversa fusione fra US Milanese e Internazionale del 1928, che fece ereditare per qualche anno ai neroazzurri un originale colletto a scacchi bianconeri (#7).

Fonte: Wikipedia.
In quest’ottica e come massima sintesi del binomio d’eccellenza cittadina industria-sport, negli anni Trenta sono molteplici gli esempi di industrie che, solitamente attraverso la configurazione dopolavoristica, fondano una squadra di calcio e partecipano ai vari campionati nazionali e locali, principalmente al terzo e quarto livello dell’organizzazione calcistica nazionale. Che in generale all’Isotta Fraschini ci fosse un dopolavoro che si occupava anche di sport (oltre al calcio) è testimoniato per altro da alcune medaglie, che i collezionisti possono ancora ritrovare sul web (#8).

Fonte: Google Immagini.
Limitandoci al periodo tra le due guerre (dopo il 1945 tutto cambierà) hanno partecipato a tornei di secondo, terzo o quarto livello, rispettivamente corrispondenti, nelle varie denominazioni via via assunte, alle attuali Serie B, C e D, diverse squadre aziendali milanesi. Ogni squadra, con qualche eccezione, disponeva di un proprio campo nelle adiacenze o addirittura all’interno del perimetro aziendale. Limitandoci alle squadre aziendali (senza considerare quelle di associazioni sportive, politiche o di enti pubblici), eccone un elenco pressoché completo:
- OM – Officine Meccaniche (Campo via Tibaldi/Vittadini; unica squadra ad accedere al secondo livello)
- Alfa Romeo (Campo Portello)
- Isotta Fraschini (Zavattari – Candiani – Imbonati)
- Pirelli (Bicocca – viale Sarca)
- Caproni (Taliedo – via Mecenate)
- Ceretti e Tanfani (Bovisa – via Durando)
- Falck (Sesto S. G.)
- Innocenti (via Rubattino)
- Magneti Marelli (Sesto S. G.)
- Montecatini (Morsenchio – via Bonfadini)
- Redaelli (Rogoredo)
- Richard Ginori (San Cristoforo- Lorenteggio)
- De Angeli Frua (Campi vari)
L’esistenza della squadra di calcio dell’Isotta Fraschini e la sua partecipazione ai campionati nazionali sono testimoniate più volte da vari tabellini (vd. #9 e #10).

Fonte: Wikipedia.

Fonte: Wikipedia.
Si è conservata una lista di giocatori dell’Isotta Fraschini relativa al campionato 1937/38: fra i giocatori che avevano conosciuto i campi di Serie A, il difensore Angelo Bocchi (che veniva da quattro anni di panchina al Brescia) e il centrocampista offensivo Vittorio Grilli (riserva della Pro Patria a inizio anni Trenta). L’allenatore era Mario Caldini, il presidente Gianni Caproni. Del resto, va ricordato come quest’ultimo nel 1932 avesse rilevato la stessa azienda: la sua scelta come presidente del Dopolavoro era assai scontata.
Da altra fonte veniamo a sapere che nella stagione 1935/1936 giocava nell’Isotta Fraschini un certo Dell’Orto, che venne anche provato in un paio di partite dalla squadra riserve del Milan: che fosse parente (fratello) della calciatrice Wanda Dell’Orto?
Come si può dedurre dal tabellino riprodotto in #10, i colori sociali risultano essere il bianco e il verde, anche se in altri casi sono indicati il bianco e il blu, colori questi che corrispondono poi ai colori sociali aziendali. Alcune rare immagini provenienti dal sito del Museo del Como (#11 e #12) ci mostrano come nel 1930 la maglia si presentasse completamente scura (ragionevolmente, il colore sarà stato un verde scuro), con una “V” bianca molto schiacciata sia sul fronte che sul retro. Nella cronaca della partita i milanesi vengono definiti significativamente bianco-verdi.

Fonte: Museo del Como.

Fonte: Museo del Como.
III. Il campo in Piazza Zavattari
Con assoluta certezza i tabellini dell’epoca identificano e ubicano, associata alla squadra, anche l’esistenza del campo Isotta Fraschini, spesso denominato “Campo Zavattari”: quindi non ci sono dubbi che quel campo esistesse lì, su quella piazza, negli anni Trenta. Nonostante la disponibilità di un proprio campo, risulta da altri tabellini che la squadra dell’Isotta Fraschini abbia giocato anche sul campo di via Candiani (solitamente usato dall’A.C. Stelvio) e sul campo di via Imbonati, a Dergano, forse anche perché il proprio campo veniva utilizzato anche da altre squadre, come quella della vicina De Angeli Frua, che nel 1937, per esempio, partecipava al girone D della Prima Divisione, allora quarto livello dei campionati di calcio nazionali o locali. Secondo Stefano Pozzoni (che conferma il loro utilizzo del campo dell’Isotta Fraschini), i giocatori del Dopolavoro De Angeli Frua indossavano una maglia verde con striscia nera.
Segnaliamo che, così come è stato possibile definire la zona attorno alla Isotta Fraschini “ad alta vocazione automobilistica” dal punto di vista industriale, da quello strettamente calcistico lo è ancora di più. Infatti, dalle origini del gioco agli anni Quaranta, la zona compresa nel triangolo San Siro – Portello – Baggina ha ospitato i seguenti diversi campi di calcio (tra parentesi la squadra che vi ha giocato ed il massimo livello di campionato raggiunto):
- San Siro (Milan – I° livello)
- Piazza Zavattari (Isotta Fraschini – III° livello)
- Portello – via M. U. Traiano (Alfa Romeo – III° livello)
- Via Bersaglio, poi Tempesta (Racing Libertas – I° livello)
- Via Monterosa 63 (AMC – I° livello)
- Via Ravizza angolo via Correggio (Juventus Italia – I° livello)
- Maddalena (Nazionale Lombardia e SCI Italia – via Trivulzio, di fronte alla Baggina, lo stesso indicato talvolta come “Campo di via Malghera” – I° livello)
Tornando al nostro campo di piazza Zavattari, la sua presenza e la sua esatta ubicazione senza alcuna approssimazione planimetrica sono perfettamente riportate nella precisa mappa del 1937 dell’IGM (#13): il campo è adagiato dietro l’angolo sud ovest della piazza, verso piazza Monte Falterona, di fronte all’azienda, con tanto di tribune a ovest, come confermato da #4.

Fonte: Stagniweb.
Mappa e disegno (cioè #13 e #4) si integrano, confermando univocamente l’ubicazione e la disposizione del campo: la prima ne è la prova “ufficiale”, mentre il secondo, pur testimonianza di rara bellezza ed efficacia, è solo una rappresentazione della realtà, magari frutto di immaginazione, di un progetto aziendale mai realizzato o di… errore dell’artista. Errore, sì, perché, mentre ammira il capolavoro di Stroppa, il ricercatore va a caccia dei soliti, affascinanti riscontri odierni e gli pare di notare che egli abbia aggiunto una colonna di finestre e balconi nell’edificio ancor oggi esistente di fonte al campo, all’angolo tra via Mosè Bianchi e piazza Zavattari (#14), così come si nota la stessa cosa confrontando la casa illustrata in #15 (particolare di #3) e con quella di #16.

Fonte dell’immagine di base: Google Maps.


Fonte dell’immagine di base: Google Earth.
In una fotografia ormai del Secondo Dopoguerra quale #17, piazza Zavattari è inquadrata proprio dall’angolo nord est del campo: vi si può solo riconoscere uno scorcio della fabbrica e ancora una volta il palazzo posto sull’angolo tra la piazza e la via Mosè Bianchi, cui si è appena fatto cenno.

La foto #17 non offre alcuna visione del campo, ma ci consente di posare uno sguardo sullo stesso angolo della Milano che fu e che, anno più, anno meno, si sarebbe presentato alle calciatrici del Gruppo Femminile Calcistico nel 1933 quando avessero alzato gli occhi in quella direzione: vi si può cogliere un’atmosfera di ancora profonda periferia, con la città che cresce, formandosi e completandosi secondo repliche schematiche, che sconvolgono l’impronta umana di strade, sentieri, fiumi, cascine e ricordi millenari.
Nel 1955, solo cinque anni dopo, in una fotografia dell’Impresa SOGENE (costruzione sede Siemens) il luogo ove sorgeva il campo appare già completamente edificato (#18), e l’atmosfera appare già vicina a quella di oggi (#19): nell’inquadratura di Google Earth appaiono, nelle vicinanze del campo Isotta Fraschini, le immagini dei già citati campi di via Tempesta e via Monterosa, nel 1933 comunque già scomparsi.

Fonte: Skyscraper City.

Fonte dell’immagine di base: Google Maps.
Una foto tratta da una rivista dell’epoca ed ora pubblicata sul sito di uno degli eredi dei giocatori dell’Isotta Fraschini (Nereo Sablich) ci permette di visionare il campo come doveva presentarsi a fine anni Trenta. Domenica 17 aprile 1938, infatti, la Pro Patria di Busto Arsizio si recò a Milano per giocare contro l’Isotta Fraschini (#20), in occasione della XXVII giornata di campionato di Serie C della stagione 1938/1939.

Fonte: sito Sergio Sublich.
L’articolo in questione chiama i giocatori dell’Isotta Fraschini “azzurri”: che fosse quello, il colore delle maglie della squadra dopolavoristica, perlomeno a questa altezza cronologica?
La foto pubblicata sul giornale è utile soprattutto perché ci consente di confermare con esattezza la dislocazione del campo:

Grazie a #21 riconosciamo infatti sullo sfondo: uno scorcio dello stabilimento, con ciminiera (riquadro azzurro); il più volte citato palazzo di via Mosè Bianchi 103 (riquadro giallo); un nuovo elemento di riscontro (riquadro rosso), ossia una coppia di edifici adiacenti, riconoscibile oggi nell’immagine #22 e con presumibile ingresso dal numero 95 della stessa via.

Fonte per l’immagine di base: Google Earth.
Dal web riemergono anche tre fotografie, datate 1930, ritraenti alcuni impiegati dell’Ufficio Tecnico dell’Isotta Fraschini su di un campo (#23, #24 e #25), presumibilmente quello di Piazza Zavattari:

Fonte: Picclick.

Fonte: Picclick.

Fonte: Picclick.
Le tre fotografie del novembre 1930 ci offrono una prospettiva del tutto nuova per riconoscere il paesaggio urbano che circondava il campo ed un ulteriore contributo per definirne l’esatta collocazione incrociando diverse prospettive.
Se affianchiamo #23 all’immagine odierna dell’angolo tra viale Murillo e via Jacopo della Quercia (#26), nel loro raffronto non è difficile riconoscere lo stabile d’angolo, inconfondibile per il balcone al primo piano a forma trapezoidale che poggia su due pilastrini in calcestruzzo. La costruzione angolare (con ingresso al numero 42 di viale Murillo) ed il suo particolare del balcone sono irripetibili e consentono un riconoscimento certo, nonostante l’evidente presenza odierna di un secondo piano, costruito in sopralzo successivamente alla foto del 1930, che potrebbe indurre a qualche dubbio.

La stessa immagine #23, integrata dai tracciamenti in #27, ci offre poi possibilità di riconoscere le villette a schiera sui due lati della via Ghiberti. La stretta adiacenza, la forma e le dimensioni non omogenee, la generale, profonda ristrutturazione intervenuta nel frattempo e l’inserimento di nuove costruzioni: tutto questo impedisce un loro singolo, puntuale riconoscimento. Si può solo procedere, seguendo la linea tratteggiata in verde sopra la linea di fondo, a qualche tentativo di incrociare e riconoscere con certezza una o due villette, come ad esempio quella con il tetto appena fatto e celebrato con relativa bandiera.

La compatibilità complessiva delle villette di via Ghiberti e la già riconosciuta palazzina di viale Murillo 42 dovrebbero essere sufficienti per il riconoscimento da questa prospettiva dell’esatta collocazione del campo e per rappresentarlo in #28 e in #29. In quest’ultima, la strana e apparentemente forzata delimitazione orientale dei capannoni in adiacenza al limite ovest del campo, ove c’era la tribuna, appare come una robusta ed incancellata traccia di ormai secolari eventi catastali, lasciata in eredità dal vecchio campo dell’Isotta Fraschini: il muro di delimitazione che si scorge meriterebbe un sopralluogo…


Fonte dell’immagine di base: Google Earth.
Come ulteriore conferma dell’ubicazione sufficientemente precisa del campo di gioco, al netto di pista di atletica e tribuna, nella foto #30 (elaborazione di #19), la linea tratteggiata nera è la prosecuzione dell’allineamento dei limiti verticali delle sagome dei palazzi di via Mosè Bianchi 103 e 95 (non tragga in inganno il fatto che essa appaia verticale) che si avvicina all’obbiettivo intersecando al centro, o quasi, visto dove di trova il portiere, la linea dell’area di porta. Per una maggiore comprensione si veda #31, ove tale linea è riportata in pianta.


Tornando infine al residuo dubbio eventualmente rimasto dall’osservazione di #26 circa il sopralzo dell’edificio di viale Murillo 42, esso dovrebbe sparire se percorriamo viale Murillo, ci fermiamo all’imbocco di piazzale Brescia, ci voltiamo indietro verso piazza Zavattari, ma alla fine degli anni Venti: l’immagine che ci appare è quella che si vede nella #32. La foto rappresenta i lavori di fognatura eseguiti nel 1932 in viale Murillo, con l’Olona naturalmente ancora scoperto (lo sarebbe stato fino agli anni Sessanta): il nostro balcone è riconoscibile nel riquadro azzurro, soprattutto per l’ombra che esso genera verso il basso (vedere, anche se sgranato, ingrandimento in #33). Fatto questo, possiamo spostare lo sguardo a sinistra, in alto, dietro una costruzione dai muri bianchi: diciamo che si tratta della tribuna del campo dell’Isotta Fraschini (#34)? Appare proprio là, nell’immutabile realtà di una vecchia fotografia, dove Marius Stroppa l’aveva vista e disegnata e non solo immaginata. E, anche se non riconoscibile in maniera esaustiva, la costruzione con muri bianchi davanti al lato sud del campo appare compatibile con quella che appare in #36 e in #37, sullo sfondo, dietro le ragazze schierate al centro del campo.

Fonte: Urbanfile.


L’immagine di confronto odierno è poi ripresa da piazzale Brescia in #35, con una prospettiva prossima a quella di #32: il primo palazzo sul piazzale è stato demolito e sostituito da un altro, ma rimangono riconoscibili la costruzione malandata bassa sulla destra ed il palazzo più avanti, sempre sulla destra, riconoscibile per il curioso, lungo balcone bianco al quarto piano, che si spinge oltre l’angolo dell’edificio. La nostra palazzina con il balcone a trapezio di viale Murillo 42 non è più visibile a causa di una nuova costruzione commerciale insediatasi all’angolo opposto dello stesso incrocio.

Fonte: Google Maps.
Nelle immagini #32 ed #34 la tribuna appare un po’ leggera e poco strutturata, così esposta per la mancanza di edifici attorno al campo. Eppure ci risulta abbia resistito al curioso fenomeno cui il campo doveva essere ogni tanto soggetto, così descrittoci dal cronista della partita di ritorno del campionato 1930/1931 contro la Comense. Quest’ultimo si lamentava infatti del fatto che sia i giocatori locali sia gli ospiti non avessero praticamente potuto giocare, a causa del fortissimo vento che tirava sul campo di piazza Zavattari …
Al di sopra degli atleti e dell’arbitro un altro giudice ha disposto delle sorti della contesa con un’obiettività, con una fantasia e con un estro facilmente immaginabile: il vento. La inerme, volubile, piccola sfera di cuoio è rimasta costantemente in balia del capriccioso tiranno, sorda a qualsiasi sforzo e a qualsiasi volontà di giocatore che l’avesse per caso voluto far deviare dal suo assurdo cammino a scorci, a tagli, a diagonali, a zig-zag, a mulinelli fra i più impensati
IV. Le calciatrici e il campo di piazza Zavattari
Quando, a riconoscimento di ubicazione e di identità già avvenuto, è stato possibile associare, tramite preciso riferimento, alcune foto del GCF al campo Isotta Fraschini (#36 e #37), il più era stato fatto: ma è stata comunque una bella sorpresa, la testimonianza più bella e diretta per una ricerca che era partita solo potendo immaginare le ragazze sul quel campo che stavamo per scoprire e conoscere. Una sorpresa che abbiamo lasciato appositamente in fondo, così come l’abbiamo trovata: essa, oltre a costituire il sigillo alla ricerca, fornisce l’emozionante sintesi di memoria visiva tra persone, evento e luogo, che solo un’immagine diretta può dare.
Per quanto riguarda la ricerca di possibili riscontri fotografici ricavabili delle fotografie, non c’è molto materiale su cui poter lavorare, in quanto si intravvede soltanto, senza poterla riconoscere con esattezza, una costruzione, bassa, non ampia, apparentemente complessa,che non fornisce ulteriori elementi di riscontro, se non una certa compatibilità di posizione con quella costruzione dai “muri bianchi” mostrata in #32 dal lato opposto, e nulla toglie all’esito complessivo di tutti gli altri, compresi quelli che seguono.

Fonte: Sorelle Boccalini.

Fonte: Sorelle Boccalini.


Le fotografie #36 e #37, oltre a mostrarci le ragazze felici prima di un piccolo, ma per loro grande momento, sono state scattate dal fotografo avendo il sole dietro di sé, leggermente sulla destra, con direzione nord, da piazza Zavattari angolo via Monreale (in #42 la posizione approssimativa del fotografo è rappresentata col pallino rosso, quella delle ragazze coi pallini bianchi). Ciò in quanto:
1. Le ombre molto corte indicano un orario centrale della giornata
2. La direzione del sole rispetto all’asse principale del campo (la porta è visibile frontalmente) è leggermente inclinata da destra e corrisponde a quella rilevata in quel luogo a metà luglio alle ore undici (#40)
3. L’ipotesi opposta, quella che la porta visibile sia quella verso nord, è da escludersi poiché in tal caso il sole dovrebbe provenire da ovest, quindi a pomeriggio già inoltrato, e colpirebbe le ragazze leggermente alle spalle, con le ombre più allungate (#41).

Immagine elaborata grazie a SunCalc.

Immagine elaborata grazie a SunCalc.
