Le divise delle calciatrici

Basandosi anche sulle fonti verbali giornalistiche (riassunte e presentate criticamente in un apposito paragrafo dei Materiali GFC ), si presentano in questa pagina alcune immagini che possono più facilmente aiutare a visualizzare l’evoluzione della divisa di gioco delle calciatrici del 1933.




I. Le maglie

I.1. La foto in studio: bianconere (inizio marzo 1933)

Nella prima fotografia di gruppo, pubblicata a metà marzo 1933, le calciatrici appaiono tutte in maglietta a strisce bianconere. La scelta fu dovuta, a quanto pare, al fatto che le ragazze, tifose dell’Ambrosiana-Inter e del Milan, volessero evitare litigi, optando così per una più neutra divisa della Juventus, allora squadra campione in carica; già il 23 febbraio 1933, infatti, Lo Sport dichiara che “i colori sociali saranno bianco-neri per non far torto a nessuno delle due maggiori società milanesi”. Scelta cromatica differente per Luisa Boccalini e Jole Mantoan: per loro, nella foto de Il Calcio Illustrato, una tenuta scura. La foggia soprattutto di quella di Jole Mantoan parrebbe richiamare alla successiva maglia granata; però, dal momento che la veste pure Luisa Boccalini (che nelle prime partite giocò fra i pali) potrebbe trattarsi anche di una primitiva divisa da n. 1.

Fonte: Il Calcio Illustrato, 15 marzo 1933, pp. 8-9.

I.2. In campo: bianco-nere e granata (metà marzo-metà aprile 1933)

La nascita della seconda squadra portò necessariamente all’adozione di una seconda maglia, a tinta unita, di colore granata (o “tango”, come si diceva all’epoca); continuando con la motivazione “neutralista”, le calciatrici scrissero al Guerin Sportivo (la cui redazione allora era dislocata a Torino) spiegando di aver voluto omaggiarlo, adottando le divise delle due squadre della città sabauda. Con queste due divise le calciatrici giocarono fra fine marzo 1933 (partendo dall’esordio, domenica 19 marzo) e metà aprile 1933.

La squadra granata.
Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi.

I.3. Cambio di maglia per la seconda squadra: bianco-nere e nero-azzurre (metà aprile e maggio 1933)

Partendo dalla partita giocata lunedì 17 aprile 1933, la squadra B abbandonò la maglia granata, per adottarne una a strisce nerazzurre, uguale quindi a quella dell’Ambrosiana-Inter, la squadra più amata nello spogliatoio del GFC: «squadra B (che per la prima volta vestiva la maglia nero-azzurra)» (Il Calcio Illustrato, 26 aprile 1933). Vediamo maglie bianconere e maglie nerazzurre in tutte le foto del maggio 1933.

Bianconere e nerazzurre nel maggio 1933.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.

I.4. Le due partite ufficiali: rossoblù e nerazzurre (giugno-luglio 1933)

In occasione delle due partite ufficiali del giugno e luglio 1933, la prima squadra (ridenominata GS Ambrosiano) gioca in maglia nerazzurra, la seconda (il GS Cinzano) con una maglia divisa obliquamente a metà, rossa e blu.

Mina Bolzoni, capitana del GS Cinzano (rossoblù); arbitro; Brunilde Amodeo, capitana del GS Ambrosiano (nerazzurre).
Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi.

Come già spiegato nella Part 3 di Giani 2019/2020, è assai improbabile pensare che dietro la nascita delle magliette cinzanine ci sia una sorta di proto-sponsorizzazione dell’azienda di alcolici (che pure “puntava” assai nello sport, all’epoca) per il calcio femminile.

Fonte: Lo Sport Fascista, Febbraio 1934.
L’etichetta di un vermouth rosso della Cinzano, anni Trenta.
Fonte: International Poster Gallery.
Il logo bianco dell’azienda su sfondo rossoblù, in questo posacenere degli anni Trenta.
Fonte: Catawiki.
Insegna di lamiera del vermouth Cinzano.
Fonte: Bakeka.it.

Piuttosto, l’osservazione attenta ai particolari delle foto superstiti ci permette di avanzare un’ipotesi assai più convincente. Si ricordi, prima di tutto, che Ugo Cardosi, allora Presidente del GFC, era commerciante di vini e vermouth: poteva quindi avere contatti diretti con la Cinzano. Se guardiamo bene la foto di Marta Boccalini, noteremo subito la differenza di carattere e persino di colore fra la scritta CINZANO e la G. S. di Gruppo Sportivo. Inoltre: perché la camicia non è chiusa – come per la maglietta bianconera e quella nerazzurra – da bottoncini, bensì da una nappina ?!?

Marta Boccalini con la maglietta del GS Cinzano.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.

Un’altra foto ci permette di capire che sotto CINZANO c’era scritto, con lo stesso carattere ma un po’ più in piccolo, a destra, TORINO:

Insomma, Cardosi avrà avuto per le mani uno stock di magliette promozionali rossoblù della Cinzano Torino, che avrà passato alle calciatrici del GFC, che le adattarono scrivendo un bel “G. S.” che conferiva dignità a quello stampato “CINZANO TORINO”, e aggiunsero alla bell’e buona qualcosa per tenere chiuso il colletto. Che le magliette cinzanine fossero materialmente diverse da quelle bianconere e nerazurre del resto ci è testimoniato dall’inviato di Amica, che le vide coi propri occhi: le definisce “maglioni”, mentre per le altre due divise usa il termine “maglie”.


I.5. Confusioni autunnali: bianconere, nerazzurre e rossoblù

È difficile capire, alla luce dei dati per ora disponibili, la situazione venutasi a creare alla ripresa dell’attività, nell’autunno del 1933. Nelle foto scattate sul campo Corti ad ottobre, infatti, le calciatrici indossano 3 tipi di divise: la bianconera, la nerazzurra e la cinzanina. Forse si era assestato il sistema che l’inviato di Amica potrà poi osservare a dicembre, ossia: maglia bianconera per la prima squadra, nerazzurra per la seconda, cinzanina per quella delle allieve.

Autunno del 1933: calciatrici del GFC in maglia bianconera, nerazzurra e cinzanina.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.

In alcune foto coeve (settembre-ottobre 1933), scattate sempre al campo Corti, vediamo tuttavia le calciatrici con indosso solo maglie bianconere e nerazzurre (senza rossoblù). Rimane quindi da definire una precisa cronologica post-estate del sistema a 3 maglie, e di quello a 2 maglie.

La tre sorelle Boccalini nell’ottobre 1933: Rosetta in nerazzurro, Luisa in bianconero, Marta in nerazzurro.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.

I.6. Le misteriose maglie del 1934: azzurre e bianche

Alla ripresa dell’attività calcistica, nella primavera del 1934, le calciatrici adottarono una nuova divisa a tinta unita, azzurra, come testimoniato da una lettera pubblicata in Giani 2020d:365, in cui si parla di “una camicetta di seta azzurra (vedi camicia Pro-Vercelli)”; la seconda squadra avrebbe giocato in maglia bianca. Purtroppo di tali divise non si è conservata nessuna testimonianza fotografica.


I.7. Com’erano fatte le maglie?

La documentazione fotografica permette di capire molti particolari tecnici delle maglie.

A) Prima di tutto, come del resto anche nel calcio maschile dell’epoca (si pensi ai Mondiali degli anni Trenta), le maglie non avevano i numeri sulla schiena:

3 giocatrici con la maglie del GS Cinzano, poi Rosetta Boccalini con la maglia nerazzurra.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.

B) Il colletto era anch’esso a righe.

Il colletto era chiuso da bottoni, 3 nel caso della maglia bianconera, come possiamo capire dal confronto fra alcune giocatrici dello stesso team:

Primo bottone slacciato, 2 bottoni allacciati.
Fonte: Archivio privato Giovanna Boccalini Barcellona.
2 bottoni slacciati, l’ultimo allacciato.
Fonte: Archivio privato Giovanna Boccalini Barcellona.
Tutti e tre i bottoni slacciati.
Fonte: Archivio privato Giovanna Boccalini Barcellona.

Delle maglie bianconere e delle maglie nerazzurre esisteva anche una versione con colletto a V nero.

Colletto a V e colletto standard delle bianconere, a confronto.
Fonte: Archivio privato Giovanna Boccalini Barcellona.

Come già spiegato, le maglie del GS Cinzano erano chiuse da nappine di stoffa, non da bottoni.

Giocatrici del GS Cinzano, luglio 1933: la maggior parte di loro ha allacciato le nappine, mentre la seconda le fa ricadere, aperte, sul petto.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.


II. Le gonne

II.1. Le prime gonne

Sin dalla prima fotografia in studio, le calciatrici milanesi decisero di indossare non calzoncini corti come le loro colleghe europee, bensì una sottanina (o sottanella), cioè una gonna leggera, al ginocchio (vd. Giani 2017b:26). Si trattava della stessa scelta che all’epoca, a differenza delle “scandalose” ragazze dell’atletica leggera (per questo ferocemente attaccate dall’Osservatore Romano proprio in quel 1933), avevano nel nostro paese preso le cestiste, nonché le Giovani Italiane.

La gonna a pois.
Fonte: Il Calcio Illustrato, 22 marzo 1933, p. 16.
Una strana gonna scura: si può apprezzare il fatto che fosse composta di due pezzi.
Fonte: Il Calcio Illustrato, 29 marzo 1933, p. 11.
Foto utilissima per comprendere la varietà delle sottanine: a sinistra, quella a pois, all’estrema destra una particolarmente lunga, al polpaccio.
Fonte: Il Calcio Illustrato, 29 marzo 1933, p. 11.
Da notare la gonna particolarmente lunga di Bedetti.
Fonte: Il Calcio Illustrato, 12 aprile 1933, p. 13.

Che si trattasse di vere e proprie gonne (almeno fino alla partita del 9 aprile 1933, di cui abbiamo testimonianza fotografica) sono le foto di squadra a dircelo: le giocatrici sedute, infatti, adottano vari stratagemmi per coprirsi.

Jole Mantoan tiene la gonna al ginocchio, Ninì Zanetti si copre le ginocchia, Luisa Boccalini sfrutta il pallone, Losanna Strigaro stringe lateralmente la gonna.
Fonte: Il Calcio Illustrato, 15 marzo 1933, pp. 8-9.
Losanna Strigaro, fotografata domenica 9 aprile 1933.
Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi.

II.2. Le gonne-pantalone

Ora di aprile, comunque, le calciatrici adottarono una gonna-pantalone nera d’ordinanza, al ginocchio, o comunque poco sotto; il diminutivo sottanella dovrebbe essere riferito non tanto alla lunghezza, ma allo spessore (era insomma una gonna non pesante). Eccome come il 20 aprile 1933 l’inviato de La Bauta descrive il “costume delle calciatrici”:

è composto da: sottana lunga larga a pantalone, lunga sino a sopra il ginocchio; maglia, scarpe, calzettoni, cavigliere, ginocchiere e parastinchi

Le calciatrici nel maggio 1933.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.
Il GS Cinzano, nell’estate del 1933.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.
Moderna gonna-pantalone scout, misto cotone e gabardina: non fosse per i passanti, sarebbe qualcosa di molto simile a quanto indossato dalle calciatrici milanesi nel 1933.
Fonte: sito Abbigliamento scout.

L’adozione delle gonne-pantalone permetteva una maggiore mobilità alle calciatrici, che ora non dovevano preoccuparsi quando alzavano le gambe, come evidente ad es. nelle foto di squadra. Si tratta della stessa condizione delle cestiste italiane dell’epoca – anche se negli anni Trenta la loro gonna poteva arrivare fino al polpaccio! Se oggi la questione può farci ridere, si ricordi che proprio a fine del 1933 si scatenò una furiosa polemica fra l’Osservatore Romano e Il Littoriale (il quotidiano sportivo portavoce del CONI), col primo che accusava esplicitamente il regime fascista di mandare allo sbaraglio le “immorali” italiane negli stadi del Belpaese a far vedere le gambe, soprattutto in alcune gare d’atletica, come quelle di salto.

Cestiste triestine (1937): si noti la piega della gonna-pantalone delle giocatrici inginocchiate (soprattutto la 1°).
Fonte: @calciatrici1933 .
Pallacanestro femminile italiana, 1940. La numero 5 dell’Ambrosiana (la stessa squadra dell’ormai ex calciatrice Rosetta Boccalini) salta, mostrando come “funzionava” la gonna-pantalone, in occasione di ampi movimenti.
Fonte: @calciatrici1933.
Finale italia femminile del 1933: come si vede, le cestiste napoletane indossano gonne al polpaccio, mentre le milanesi al ginocchio (come le loro colleghe calciatrici).
Fonte: @calciatrici1933.

La gonna delle italiane del 1933 non ha nulla a che vedere, insomma, con le gonne che alcune calciatrici dilettanti olandesi, nel 2008, pretesero di poter indossare: in quel caso si trattava di vere e proprie gonne. La Federcalcio alla fine acconsentì alla richiesta delle ragazze, a patto che le giocatrici indossassero sotto la gonna un paio di pantaloncini – che tornavano ad essere visibili non a caso durante alcune azioni di gioco.


II.3. I calzoncini del 1934?

In una lettera della primavera 1934, Giovanna Boccalini Barcellona afferma che le calciatrici scenderanno in campo con una nuova divisa, comprendente “calzoncini neri” (Giani 2020d:365). Giovanna intendeva le vecchie gonne-pantalone nere, o proprio dei calzoncini corti? Purtroppo la mancanza di ulteriori prove (soprattutto fotografiche) ci lascia col dubbio: alla fine della loro avventura le calciatrici trovarono il coraggio di rompere l’ultimo tabù?



III. Calzettoni

I primi tempi la scelta di cosa indossare fra piede e scarpe era libera: vediamo così calze corte, o addirittura collant.

Nello stesso periodo delle gonne-pantalone nere apparirono delle paia di calzettoni altrettanto neri, con due righe bianche, sotto cui – non li vediamo mai, ma i cronisti dell’epoca ne parlano – c’erano dei parastinchi. Sopra la parte inferiore dei calzettoni molte calciatrici del GFC (com’era uso all’epoca anche fra i calciatori uomini) indossavano delle cavigliere bianche, così da far aderire di più il piede alla scarpa.

Particolare dei calzettoni, con le cavigliere bianche: dalla piegatura squadrata è possibile intuire la presenza del parastinco.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.
Giocatori della Nazionale italiana ai Mondiali el 1934, senza e con le cavigliere.
Fonte: particolare di FCTime&Nations.


IV. Cinture

Dalle foto è possibile presuppore che le gonne nere “ufficiali” delle calciatrici avessero una elastico interno: ma alcune non si sentivano del tutto sicure …

In questo particolare di una foto di Maria Bedetti è possibile intravedere l’elastico che doveva trovarsi all’interno della gonna.
Fonte: Il Calcio Illustrato, 26 luglio 1933, p. 7.
Lo stesso vale per questa gonna, indossata da Luisa Boccalini.
Fonte: Il Calcio Illustrato, 26 aprile 1933, p. 12.

Per quanto non parte “ufficiale” della divisa, è da notare la (per noi) strana presenza delle cinture, che alcune calciatrici indossavano per tenere su la gonna durante le azioni di gioco.

Mina Bolzoni, sempre riconoscibile per l’elegante fibbia a mezzaluna della sua cintura.
Fonte: Il Calcio Illustrato, 26 luglio 1933, p. 7.
La fibbia della cintura che spunta sotto il braccio di Brunilde Amodeo.
Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi.
Sempre Brunilde Amodeo: qui la fibbia, posizionata sull’altro lato, chiude la gonna, lasciando sopra di sé la maglietta.
Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi.


V. Le scarpe

A quanto pare (ce lo testimonia Max David, l’inviato che assistette di persona al match per Il Secolo Illustrato) la prima partita del GFC, giocata domenica 19 marzo 1933, fu funestata da un inconveniente tecnico: “per un’inspiegabile inadempienza del fornitore, sono venute a trovarsi, all’ultimo momento, senza scarpe”. Il fornitore era il signor Loverro, padre della calciatrice Margherita, il cui negozio di articoli sportivi aveva sede proprio in via Stoppani 12 (vd. Materiali GFC). Così capiamo perché in quest’unica occasione alcune calciatrici furono giocate con le proprie scarpe d’ordinanza, col tacco!

Scarpe femminili e maschili alla moda, in quel marzo 1933 milanese.
Fonte: IlSecolo LaSera, 3 marzo 1933, p. 6.

Per quanto ne sappiamo, comunque, questo rimase un episodio unico: dalla successiva partita in poi tutte le calciatrici si presentarono sempre in campo con delle scarpe da calcio regolari. Alcune fonti segnalano come le scarpe fossero state prodotte per l’occasione: forse ciò si era reso necessario per venire incontro alle taglie particolarmente piccole dei piedi delle calciatrici.

La differenza fra una scarpa col tacco, ed una da calcio di una delle calciatrici (si possono vedere persino i tacchetti!).
Fonte: Il Calcio Illustrato, 29 marzo 1933, p. 11.
Particolare di una foto di gruppo della squadra granata.
Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi.
Particolare: le scarpe destre di 3 calciatrici.
Fonte: Archivio privato Rosa Mottino.


VI. Fasce e cerchietti per capelli

Esattamente come accade nel calcio femminile contemporaneo (nonché in quello maschile, ogni qualvolta la moda rilancia il capello lungo anche fra i calciatori, come negli anni Novanta), le calciatrici del 1933 si trovarono di fronte all’esigenza di tenersi raccolti i capelli. Ci fu chi optò per una fascia , chi (come le sorelle Lucchese) per dei più sottili cerchietti …

Frida Marchi (1°), Rosetta Boccalini (3°) e Augusta Salina (5°): tre diverse soluzioni per lo stesso problema …
Fonte: Archivio privato Brunella Bracardi.
La fascia bianca di Mina Lang.
Fonte: Il Calcio Illustrato, 7 giugno 1933, p. 10.
La varietà di soluzioni trovate dalle giocatrici della squadra nerazzurra: Jolanda e Graziella Lucchese sfoggiano il loro tipico cerchietto con fiocchetto.
Fonte: Archivio privato Giovanna Boccalini Barcellona.


Ringraziamenti finali

Si ringrazia Paola Saggiorato Giani per la consulenza tecnica (vestiti), e Alberto Schiavi per il suggerimento sulle gonne-pantalone.