Extra_GFC_Le vignette sulle calciatrici del 1933

Una rassegna delle vignette pubblicate nel 1933 dalla stampa nazionale (non solo sportiva) di fronte al coraggioso esperimento sportivo del Gruppo Femminile Calcistico di Milano: un’interessante testimonianza iconografica sul perdurante pregiudizio contro la donna calciatrice nella società italiana (sul quale vd. Giani 2020). Una prima versione della rassegna era già stata pubblicata su Twitter, in forma di thread.


Significativamente le prime vignette, apparse a fine febbraio 1933, non sanno bene come rappresentare le calciatrici, visto che le ragazze non sono ancora scese in campo. In #1 un calciatrice si fa visitare da un medico sportivo, in #2 un gruppo di calciatrici fa il saluto romano verso il pubblico che le guarda come un fenomeno da baraccone, fra spettatori allibiti ed altri che letteralmente allungano il collo per guardare le gambe delle calciatrici in pantaloncini – dettaglio errato, visto che le milanesi giocavano in “pudiche” gonne al ginocchio. La didascalia parla di una delle calciatrici come di una girl, cioè di una ballerina di varietà: un dettaglio significativo, perché vediamo in atto il tentativo di assimilare la novità milanese alla figura tipica di quegli anni delle ballerine che giocavano a calcio per fare pubblicità ai propri spettacoli, come accaduto a esempio a Napoli nel 1931 (#3).

[#1] Fonte: Guerin Meschino, 26 febbraio 1933, p. 4.
[#2] Fonte: Il Tifone, 28 febbraio 1933, p. 7.

Assai diverso è il lavoro del vignettista de Il Secolo – La Sera. Al pari del collega giornalista che ha effettivamente intervistato le calciatrici per scrivere il pezzo, per disegnare #4 ma soprattutto #5 Bissi doveva aver visto la fotografia scattata in studio dalle ragazze del Gruppo Femminile Calcistico e pubblicata dopo qualche giorno solo da Il Calcio Illustrato (#6), come testimoniato non solo dalla presenza della gonna (particolare come vedremo ignorato dalla maggior parte dei vignettisti), ma pure da una resa assai più realistica del fisico e persino dell’acconciatura della calciatrice ritratta:

[#4] Fonte: Il Secolo – La Sera, 11 marzo 1933, p. 5.
[#5] Fonte: Il Secolo – La Sera, 11 marzo 1933, p. 5.
[#6] Fonte: Il Calcio Illustrato, 15 marzo 1933, pp. 8-9.

In #7 – vignetta pubblicata da una rivista di Bologna, città che non aveva una squadra di calcio femminile (vd. il riferimento alle “varie città italiane”, o la presenza dei calzoncini al posto delle gonne, segni del fatto che il vignettista non aveva mai visto le ragazze in azione) – emerge quale sia la vera posta in gioco: il pronome in quel “Signorine non rovinateci i campi di gioco …” ci fa capire come gli interlocutori maschi sentano l’introduzione del calcio femminile in Italia come una vera e propria invasione di campo, della loro riserva. Non resta che ricorrere ad un umorismo di bassa lega che tira in ballo i seni della ragazza che difende la porta di una delle due squadre …

[#7] Fonte: La Sberla Sportiva, 16 marzo 1933, p. 3.

Manca, vignettista di un’altra rivista satirica quale il Guerin Meschino, si prodiga in una vignetta collettiva (#8) che parte ancora una volta dai pregiudizi, e non dalla realtà (a Milano, le calciatrici non hanno ancora debuttato, e lo faranno in gonna, non in pantaloncini). Prima ritrae due slanciate calciatrici che richiamano dal punto di vista iconografico i corpi avvenenti delle ballerine dei varietà; poi passa ad una arcigna giocatrice definita “portinaia” (chiaro riferimento alla problematica denominazione della n. 1 che incominciò proprio quell’anno nella lingua italiana); una mischia di stampo rugbistico è occasione per fare ironia sul “gioco duro” della calciatrici; un’ultima immagine fa invece riferimento ad una delle accuse che la stampa faceva alle calciatrici (sulle quale vd. Giani 2020:244-255), ossia di usare lo sport come semplice volano per accalappiare un fidanzato o un marito.

[#8] Fonte: Guerin Meschino, 19 marzo 1933, p. 6.

Anche il vignettista del settimanale sportivo milanese Il Calcio Illustrato (#9) fa ironia partendo da un doppio senso linguistico, quello legato a fare la spola (vd. Giani 2017b):

[#9] Fonte: Il Calcio Illustrato, 29 marzo 1933, p. 2.

Dopo il 1° aprile 1933, le vignette ironiche si diradano non casualmente: dopo la pubblicazione dell’autorizzazione da parte di Leandro Arpinati, nessuno vuol mettersi contro il potentissisimo gerarca bolognese, all’epoca Sottosegretario degli Interni e soprattutto presidente del CONI (vd. Giani 2020:301-302). La miniatura pubblicata dal Guerin Meschino a fine aprile (#10) ironizza ancora una volta sui fini extra-calcistici delle calciatrici, ma in maniera più blanda:

[#10] Fonte: Guerin Meschino, 23 aprile 1933, p. 5.

Durante questo periodo relativamente calmo dal punto di vista delle polemiche, l’unico nemico che andava avanti a polemizzare era Fred, il vignettista de Il Calcio Illustrato – il che è abbastanza interessante, visto che il settimanale era il paladino del GFC (vd. il reportage di Carlo Brighenti). In #11 Fred ironizza sul calciomercato, dipingendo ancora una volta una calciatrice formosa e soprattutto in pantaloncini:

[#11] Fonte: Il Calcio Illustrato, 24 maggio 1933, p. 3.

In #12, invece, Fred pare riprendere un passaggio delle interviste di Brighenti alle calciatrici, allorquando si lodava il fatto che la frequentazione dei campi da gioco stornasse le ragazze da ritrovi “immorali” quali le sale da ballo:

[#12] Fonte: Il Calcio Illustrato, 7 giugno 1933, p. 3.

Con la fine dell’estate, nuovi venti minacciosi iniziano a soffiare sulle calciatrici (vd. Giani 2020:278-281), come ci dice fra le righe lo stesso Fred in #13:

[#13] Fonte: Il Calcio Illustrato, 30 agosto 1933, p. 2.

Quando la rivista satirica romana si deciderà, nel novembre 1933, a dedicare addirittura una copertina (#14) alle calciatrici, lo farà a partita ormai conclusa: da lì a qualche giorno, infatti, uscirà su Il Littoriale il famoso editoriale col quale il CONI si vanterà di aver già represso il calcio femminile in Italia (vd. Giani 2020:282). L’illustrazione di Bompard è interessante proprio perché l’artista, che a quella data avrebbe potuto consultare le moltissime foto delle vere giocatrici milanesi pubblicate nei mesi precedenti sulla stampa nazionale, si rifà invece a modelli iconografici provenienti da Oltralpe (vd. ad es. #15), con un pizzico di morbosità nel rappresentare i corpi delle atlete:

[#14] Fonte: Il Travaso Delle Idee, 19 novembre 1933, p. 1.
[#15] Fonte: La Vie Parisienne (1924).

Non resta che l’onore delle armi, che l’antico nemico Fred tributa alle ragazze con un altro messaggio fra le righe, nel dicembre del 1933, quando ormai una cappa di silenzio è scesa sul GFC (che pure continua ad allenarsi: lo farà fino alla primavera del 1934!). Nella vignetta #16, riprendendo un’immagine all’epoca molto di moda nella vignettistica calcistica dell’epoca, Fred parla della perdita di imbattibilità della Sampierdarenese di Genova, passando poi da questa al laconico commento di due ragazze – si noti, non più in divisa calcistica -, che ripetono l’ormai proverbiale “il football non è giuoco per signorine”.

[#16] Fonte: Il Calcio Illustrato, 13 dicembre 1933, p. 5.