Approfondimento di Alice Vergnaghi
Nell’archivio privato di Giovanna Boccalini Barcellona è presente una busta bianca, con la scritta Pro Cassino, contenente numerosi scatti (di cui non conosciamo l’autore/trice) che costituiscono una preziosa testimonianza di uno dei teatri più cruenti della Campagna d’Italia, svoltasi durante la Seconda Guerra Mondiale.
La Battaglia di Montecassino fu infatti una delle più importanti operazioni militari condotta dalle truppe anglo-americane contro l’esercito occupante tedesco tra gennaio e maggio 1944. Tale centralità era determinata dalla necessità di sfondare le linee naziste proprio nei pressi di Cassino in quanto ciò avrebbe aperto la strada per Roma.
Secondo le informazioni dell’intelligence alleata, presso l’antico monastero benedettino di Montecassino, a circa 2 km dalla città, si collocavano le unità di artiglieria tedesche che, godendo dell’ottima posizione strategica offerta dal complesso monastico, avrebbero potuto rendere difficoltosa, se non addirittura arrestare l’avanzata alleata: ecco perché venne decisa una delle più controverse azioni militari alleate, cioè il bombardamento del monastero, ma oltre che dell’intera aerea. Le seguenti immagini fanno parte di un reportage fotografico realizzato probabilmente durante i sopralluoghi promossi dal Comitato Milanese Pro Cassino, che nacque nel 1946 e di cui fece parte Giovanna Boccalini Barcellona, e raccontano le drammatiche conseguenze che quell’operazione militare determinò.

I bombardamenti e le distruzioni interessarono l’antica abbazia benedettina dalla quale, con un’operazione enorme e veramente incredibile per le condizioni e i tempi in cui avvenne, vennero trasferiti i manufatti, gli archivi e i documenti della biblioteca, e numerosi altri tesori in essa custoditi, prima dell’inizio delle ostilità. Nella fotografia che segue, è visibile l’altura sulla quale svettava il complesso abbaziale e quello che ne rimase dopo il bombardamento.

La distruzione e la desolazione del territorio cassinate sono i protagonisti indiscussi anche dalle immagini che seguono e in cui non è solo il paesaggio umano ad essere stato coinvolto dalle cruente operazioni belliche, ma anche quello naturale: gli alberi spogli, scorticati e spezzati gridano nel silenzio le atrocità di uno scontro che portò alla morte di 55.000 soldati alleati e 22.000 tedeschi, per non parlare delle centinaia di civili che morirono, molte/i delle/i quali all’interno dell’abbazia dove si erano rifugiate/i.


L’area coinvolta dal terribile scontro fu tra quelle più segnate dalla Seconda Guerra Mondiale, la ricostruzione si rivelò complessa e difficile, tra resti bellici, filo spinato, povertà e indigenza, le/gli abitanti di Cassino cercarono di rialzarsi. Nella prima immagine un carrarmato ricorda le fasi più cruente della battaglia; nella seconda, dietro il filo spinato, gruppi di persone parlano tra loro forse alla ricerca di un po’ normalità; nella terza, resti di un pasto di fortuna consumato all’addiaccio e nelle due ultime gli alloggi di fortuna ricavati fra le macerie.





Tra le/i più colpite/i ci furono le/i bambine/i di Cassino: molte/i di loro dovettero sopportare la perdita degli affetti più cari, poi della loro casa e impararono molto presto la dura lotta per la vita. Le immagini che seguono raffigurano le/i bambine/i di Cassino: vestite/i con abiti e calzature rotti e inadeguati, affamate/i, abbandonate/i, bisognose/i di tutto.







I più grandicelli poi sfruttavano quel poco che possedevano per cercare di ricavarne qualcosa: ecco che nelle immagini che seguono si possono vedere alcuni di loro armeggiare pericolosamente con proiettili alla ricerca forse di polvere da sparo da rivendere.


A rendere ancora più disperate le condizioni delle/dei piccole/i di Cassino contribuì la diffusione della malaria, vero e proprio flagello anche per l’esercito americano che non mancò di sperimentare il dicloro-difenil-tricloroetan (meglio noto come DDT) per tentare di debellare la malattia. Le seguenti foto sono testimonianza dell’ambiente acquitrinoso e paludoso che nel Cassinate era risultato favorevole alla diffusione della malaria tanto da portare gli americani a segnalare la zona come altamente pericolosa per il contagio.




A dare conforto e speranza all’infanzia abbandonata di Cassino arrivarono le intrepide donne dell’UDI guidate dalla presidente dell’Unione, Maria Maddalena Rossi, e da Giovanna Boccalini Barcellona, le quali prima raccolsero viveri, generi di prima necessità, giochi e poi li distribuirono alle/ai bimbe/i di Cassino.
Nelle immagini che seguono (diverse dalle precedenti, come si può notare dalla diversa carta fotografica, più scura; sconosciuto anche in questo caso l’autore/trice degli scatti) è immortalato il momento dell’arrivo dei convogli con gli aiuti e la distribuzione degli stessi.

Nell’immagine seguente si intravede a sinistra dell’immagine una donna con un lungo soprabito e occhiali scuri che accenna un sorriso: non è azzardato dire che si tratti proprio di Giovanna Boccalini Barcellona.



Gli aiuti portati da Milano all’infanzia abbandonata di Cassino furono solo l’inizio di una straordinaria impresa umanitaria di solidarietà che prese il nome di “Treni della Felicità” e che permise di trasferire le/i bambine/i di Cassino, ma anche di altre località del Mezzogiorno nelle città del Nord e che ebbe tra le pioniere dell’iniziativa proprio la stessa Giovanna Boccalini Barcellona e le donne che insieme a lei operavano nell’UDI.