Extra_”L’uomo che oscurò mezza Milano”

Nell’archivio personale della sorella Marta sono custoditi molti ritagli di giornali utili per ricostruire, tramite fonti giornalistiche, le turbolente vicende che portarono prima all’arresto (1948), e quindi al processo (1949) a Mario Boccalini.

Marta descrive così i fatti del 1948, nelle pagine del suo “Ricordando…”:

Quando avvenne l’attentato a Togliatti nel 1948; tutti i quotidiani si riunirono alla C.d.L. e concordarono lo sciopero che consisteva la non uscita del giornale il giorno dopo. La sera venne la sconfortante notizia che il “Popolo” stava stampando. Mio fratello decise di non permetterlo. Si avviò dove lui sapeva far togliere la corrente, prendendosi tutta la responsabilità. I giornali lo chiamarono “L’uomo; che oscurò mezza Milano”. Lo arrestarono, ma stette solamente una notte in guardina. Perse il posto di lavoro, naturalmente. Si occupò allora a tempo pieno alla C.d.L. [=Camera del Lavoro di Milano] dalla quale percepiva 60.000 mila lire mensili. Poche, ma bastanti per non dipendere da nessuno, neanche dalla figlia [Francesca]. L’orgoglio lo imponeva. Ebbe il processo al quale assistii. C’era pure il fratello di sua moglie, Antonio. Mio fratello ebbe l’avvocato Gonzales che lo difese con una meravigliosa arringa e fu assolto. Capo del C.L.N. della Edison, curava le mosse dei tedeschi che andavano ponendo mine dappertutto, specie in posti strategici. Come poteva danneggiare gli impianti della sua ditta? Quando si mise in pensione, dopo otto anni dall’accaduto, prese a tutelare la sua causa personale. Retribuito completamente e con la liquidazione degli anni lavorativi, si mise a fare i conti. Ritornò alla C.d.L. tutte le mensilità percepite in otto anni.

[#1] L’uomo che oscurò una intera zona della città, CdS, 25 ottobre 1949
Marta si è forse ispirata a questo riuscito titolo per definire il proprio fratello “l’uomo che oscurò mezza Milano”.
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini [si ringrazia Paolo Gilardi]

Al netto di qualche inesattezza (ad es. il giornale da bloccare era L’Italia, non Il Popolo: per questa e tutte le altre, si rimanda all’edizione commentata di Ricordando…), il racconto di Marta è sostanzialmente corretto, dal punto di vista storico. Ma quali sono state le sue fonti, oltre ovviamente al proprio ricordo dei fatti, ormai lontani nel tempo? I ritagli conservati nel suo archivio ci permettono appunto di entrare nella sua officina di storiografa dilettante (senza ovviamente voler dare un’accezione negativa all’aggettivo!).

Il segretario elettrici arrestato per atti di sabotaggio, CdS, 20 luglio 1948, p. 2
Marta sbagliata quindi a datarlo, retrodatandolo di un giorno nella propria annotazione manoscritta.
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini [si ringrazia Paolo Gilardi]

Una prima serie di ritagli riguarda l’arresto di Mario, avvenuto il 19 luglio 1948, a causa dei fatti avvenuti nella notte fra il 14 e il 15 luglio, dopo l’attentato a Togliatti, occorso la mattina del 14. L’arresto di Mario è narrato nei dettagli in “Il segretario elettrici arrestato per atti di sabotaggio”, Corriere della Sera, 20 luglio 1948, p. 2:

La polizia ha arrestato ieri nella sua abitazione di via Moretto 36 il cinquantunenne Mario Boccalini fu Francesco, segretario del Sindacato dipendenti aziende elettriche e impiegato presso la Società Edison. Il Boccalini, che fa parte della commissione interna della Società, deve rispondere di violenza privata e sabotaggio. Egli è infatti accusato di avere interrotto, nella notte dal 14 al 15 luglio, la corrente elettrica erogata dalla cabina di via Settala. L’interruzione durò due ore, dall’una e mezzo alle tre e mezzo. Per effettuare a colpo sicuro il suo proposito, il Boccalini si era introdotto in un ufficio della Edison, in cui sono custoditi I disegni e gli schemi degli impianti – ufficio nel quale non può entrare nessuna persona non autorizzata – e ha preso visione dei documenti che gli interessavano. Infine, per impedire che l’azienda elettrica municipale inviasse energia alla cabina dopo l’interruzione, il Boccalini visitò in precedenza un tecnico dell’Azienda, invitandolo a non intervenire durante l’interruzione, che aveva lo scopo di impedire l’uscita di due giornali. La Società Edison, venuta a conoscenza della cosa, ne ha informato la Questura, che ha proceduto all’arresto del Boccalini

Il rilascio di Mario Boccalini è raccontato in “La lotta contro gli arresti”, l’Unità, 22 luglio 1948, p. 1, nonché in “Il segretario del Sindacato elettrici scarcerato e denunciato per sabotaggio”, Corriere della Sera, 21 luglio 1948, p. 2. Nel secondo articolo si legge che il dott. Marucci, sostituto procuratore della Repubblica, ha deciso in questo senso

perché l’arresto era illegale, essendo avvenuto quando ormai era trascorsa la flagranza. Il Boccalini, che è fratello dell’assessore signora Barcellona, è stato licenziato dalla Edison; ma, essendo egli membro della commissione interna dell’azienda, la questione del suo licenziato è stata deferita agli organi competenti. Lo stesso sostituto procuratore della Repubblica che ha ordinato la scarcerazione del Boccalini lo ha denunciato a piede libero, per l’articolo 508 del C. P., che riguarda gli atti di sabotaggio; reato di competenza del pretore urbano

“Il segretario del Sindacato elettrici scarcerato e denunciato per sabotaggio”, Corriere della Sera, 21 luglio 1948, p. 2
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini [si ringrazia Paolo Gilardi]

Tutt’altra caratterizzazione di Mario viene data ovviamente dalla testata comunista l’Unità (cui Marta Boccalini rimase abbonata tutta la vita), che in quello stesso 21 luglio si scaglia contro le “rappresaglie poliziesche”, mostrando come i lavoratori della Edison solidarizzino con l’arrestato:

“Boccalini è stato rilasciato”, l’Unità, 21 luglio 1948
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini [si ringrazia Paolo Gilardi]

Il secondo gruppo di ritagli presente nell’archivio di Marta riguarda il processo del 1949, che venne molto seguito dalla stampa. Eccome come, in “Lo zelo sabotatore dell’’elettrico’ Boccalini”, Corriere della Sera, 11 giugno 1949, p. 2, la vicenda di Mario viene riassunta ai lettori del quotidiano di via Solferino:

la notte dal 14 al 15 luglio dello scorso anno, dalle ore 0.30 alle 3.45, nello stabilimento tipografico di via Settala 22, dove si stampavano allora I quotidiani “Il tempo di Milano” e “L’Italia” mancò l’energia elettrica e il lavoro dovette essere sospeso

L’interruzione era stata dovuta all’intervento di Mario Boccalini, che si era recato

in compagnia di altri individui all’officina di Porta Volta della Edison, e abusando appunto della sua qualità di dipendente dell’azienda si era introdotto negli uffici dei capiturno di servizio Paolo Proto e Antonio Bitetto per chiedere dov’era il cavo di alimentazione dal quale derivava l’energia la tipografia che stampava il giornale “L’Italia”. essendosi il Proto e il Bitetto rifiutati, il Boccalini si era fatto accompagnare del guardiano Zappa nella sala dove sono conservate le piante della rete di distribuzione ed aveva potutto  raggiungere il suo scopo. Alle ore 0.30 del giorno 15, il giornale “L’Italia” e vari utenti della zona di Porta Venezia, segnalavano una interruzione dell’energia, che poteva essere nuovamente erogata soltanto alcune ore dopo, grazie all’intervento del capoturno Proto, il quale, recatosi alla sottostazione di via Lazzaretto 16, procedette alla manovra necessaria. Più tardi l’ing. Antoniazzi e il tecnico Stefani, della Edison, effettuando un sopraluogo alla sottostazione cui era allacciato il cavo di alimentazione della tipografia di via Settala, constatavano che lo sportello era aperto e che erano state fatte manovre per interrompere l’erogazione della corrente nella zona

Arrestato, Boccalini dichiarò di essersi recato all’officina di Via Volta «unitamente a tre esponenti della Camera del Lavoro, di cui non volle mai fare I nomi». Il Corriere passa quindi al processo in corso:

Ieri doveva svolgersi contro il Boccalini – che è fratello della nota signora Barcellona – Boccalini, consigliere comunale comunista e vicepresidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale – il processo per il reato di sabotaggio, con l’aggravante di avere commesso il fatto nella sua qualità di dipendente della azienda. Il Boccalini, imputato a piede libero, è infatti comparso davanti alla XI sezione del Tribunale, presieduta dal dott. Colonnelli. La Edison era costituita parte civile col prof. Delitala. Difensore dell’imputato l’avv. A. Zoboli. P. M. il dott. De Palma. Ma il presidente, sull’accordo delle parti, ha rinviato il processo a nuovo ruolo

Ad ottobre il processo (con nuovo presidente: Pisani) viene richiamato, per l’interrogatorio dell’imputato e l’escussione dei testi, e rinviato all’11 novembre 1949 (“Il processo per sabotaggio contro l’elettrico Boccalini”, Corriere della sera, 24 ottobre 1949, p. 2). I due ritagli conservati da Marta, entrambi provenienti da testate di sinistra, ci testimoniano una delle strategie della difesa, ossia la sottolineatura dei meriti resistenziali di Mario, utile per rendere assurda l’accusa contro un uomo che proprio del 1945 si era prodigato per salvare gli impianti dall’occupante tedesco:

“Accusato di ‘sabotaggio’, chi salvò gli impianti elettrici”, Avanti!, 11 novembre 1949
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini [si ringrazia Paolo Gilardi]
“Nel ’45 il ‘sabotatore’ salvò gli impianti elettrici”, l’Unità, 11 novembre 1949
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini [si ringrazia Paolo Gilardi]

L’udienza finale, terminata nel pomeriggio dell’11 novembre, si risolse con la condanna di Boccalini «a quattro mesi di reclusione, seimila lire di multa, una lira di risarcimento dei danni e 50 mila lire di spese per la costituzione di parte civile (“Condannato dal tribunale l’uomo che oscurò un quartiere”, Corriere della Sera, 11 novembre 1949, p. 2). Questa la cronaca dell’udienza pubblicata l’indomani sul quotidiano di via Solferino:

Il Boccalini, un uomo alto, dai capelli quasi grigi, ha preso posto sulla panca degli accusati “a piede libero”. Dietro la staccionata che delimita lo spazio riservato al pubblico, s’accalcavano alcune decine di persone, fra le quali si notavano per una certa irrequietezza, diversi “compagni” del Boccalini. Ha avuto per primo la parola il prof. Delitala, il quale ha esordito con una messa a punto su una pretesa attività cospirativa dell’imputato, da taluni presentato quasi come il “salvatore” degli impianti elettrici della Edison. Un rapporto del C.L.N. aziendale chiarisce invece che la parte avuta dal Boccalini nelle giornate del’occupazione non fu precisamente decisiva. Il prof. Delitala ha fatto quindi distinzione fra “sciopero” e “sabotaggio”. il Boccalini, nella notte sul 15 luglio, era uno scioperante, o un sabotatore? Il rappresentate della parte civile ha risolto l’interrogativo affermando che l’“elettico” commise una serie di atti arbitrari che non possono rientare nei limiti del diritto di sciopero, sanciti dalla Costituzione. Il prof. Delitala fra il mormorio ostile di una parte del pubblico, ha chiesto pertanto l’affermazione della responsabilità del Boccalini e il risarcimento dei danni subiti dalla Edison, nella simbolica misura di una lira. Gli stessi concetti sono stati illustrati dal P. M., dottor De Palma, che ha dimostrato la coesistenza di entrambi I reati ed ha chiesto la condanna del Boccalini a sei mesi di reclusione. Il difensore, avv. A. Zoboli, ha sostenuto che le prove a carico del suo cliente erano, se mai, prove di un’intenzione, non di partecipazione alle “manovre” che oscurarono una zona di Milano. Comunque, secondo il difensore, non di sabotaggio avrebbe dovuto essere accusato il Boccalini, bensì di intralcio alla libertà di esercizio di industria, reato che prevede l’assoluzione per mancanza di querela

Dopo la spiegazione della pena, il giornalista puntualizza che essa non può essere condonata «non trovandosi l’imputato nella condizioni previste per ottenere il beneficio del perdono e della non iscrizione al casellario giudiziario» (Condannato per sabotaggio l’“elettrico” Boccalini, 12 novembre 1949, p. 2).

Un ultimo ritaglio presente fra le carte di Marta Boccalini riguarda il processo d’appello, celebrato nel 1951. Il 4 giugno di quell’anno i giudici “della sezione V della Corte, presieduta dal comm. Suglia (relatore il cons. De Ruggiero, P. G. il comm. Molzo, canc. il dott. Germano)” confermarono la sentenza del 1949 (“Una zona di Milano al buio per volontà di un organizzatore rosso”, Corriere della Sera, 5 giugno 1951, p. 2):

I difensori hanno concluso per l’assoluzione dell’imputato con formula piena; ha chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove il P. G.; ma la Corte, accogliendo le conclusioni del prof. Delitala, che s’era costituito parte civile per la Società Edison, ha confermato la sentenza di condanna per Tribunale

Assolutamente sarcastico il trafiletto uscito a fine mese sulla testata dalla Federazione Italiana Dipendenti Aziende Elettriche (di cui Mario era segretario regionale), nonché esplicite le accuse al Corriere della Sera di essere al soldo dei padroni, con toni che ci fanno capire come il processo continuasse ad avere tinte politiche accesissime:

“Dagli all’untore”, FIDAE [?], 30 giugno 1951
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini [si ringrazia Paolo Gilardi]

Mario dovrà aspettare il terzo grado per essere finalmente assolto: in quell’occasione sarà assistito dall’avvocato Gonzales che ella cita come avvocato del secondo grado, in cui era invece assistito da Antonio Zoboli. A dircelo, paradossalmente, è proprio la stessa Marta: il nome di Zoboli, infatti, è sottolineato con una matita rossa nel ritaglio dell’Avanti! dell’11 novembre 1949!