Approfondimento di Marco Giani

Fonte: Ebay.
Le sorelle Boccalini crebbero e soprattutto divennero donne adulte durante gli anni del regime fascista, che soprattutto nei grandi centri urbani (come la Milano in cui si trasferirono nel 1927) tentò di inquadrare bambine e ragazze all’interno delle associazioni di regime. Di cosa si trattava? Per capirlo, compiamo un viaggio prima di tutto iconografico, fra fotografie ed illustrazioni, per provare a visualizzare e ad imparare a riconoscere le varie associazioni e i molteplici riti dell’Italia littoria declinata al femminile.
Strutture del fascismo femminile
Grazie ad alcuni estratti di un libro del 1937 di Maria Castellani quale Donne italiane di ieri e di oggi possiamo farci un’idea delle strutture entro le quali le bambine e le ragazze venivano introdotte dal Partito Nazionale Fascista.
Come si può notare da un primo schema (p. 67), a capo della struttura locale c’era la fiduciaria provinciale, che poteva avvalersi di una vice fiduciaria, nonché di una vice segretaria del fascio femminile del capoluogo. Sotto di loto trovavano posto prima di tutto ulteriori collaboratici della fiduciaria provinciale, e poi le ispettitrici di zona, e ancora la singola segretaria del fascio femminile o del gruppo rionale femminile. In un secondo gruppo di sottoposte troviamo la segretaria provinciale delle Giovani Fasciste, che comandava una serie di segretarie di sezione. In un terzo gruppo, la segretaria provinciale delle Massaie Rurali comandava le varie segretarie di sezione.

Dentro ciascun fascio femminile cittadino, o gruppo rionale femminile (come tipico delle grandi città, come Milano), comandava la segretaria, coadiuvata da una vice segretaria. Anche qui si ripeteva una struttura tripartita: nel primo ramo troviamo le collaboratrici e le varie visitatrici; nel secondo la segretaria di sezione delle Giovani Fasciste; nel terzo la segretaria di sezione delle Massaie Rurali. Ciò che interessa è che la segretaria di sezione comandava le addette di gruppo, fra cui la prima è quella al Gruppo Sportivo, seguita da quella al Gruppo Sportivo Artistico Ricreativo, quella al Gruppo Economia Domestica, quella al Gruppo Avviamento Professionale, e infine quella al Gruppo Giovani Massaie Rurali. Sotto queste 5 addette, c’era un gruppo di Giovani Fasciste scelte, 1 ogni 50.

Il confluire dell’Opera Nazionale Balilla (ONB) all’interno della neonata Gioventù Italiana del Littorio (GIL), voluto fortemente nel 1937 dal Segretario del PNF Achille Starace, creò una mega-struttura ora in grado di controllare praticamente tutto lo sport femminile nazionale, ad eccezione di quello dei Gruppi Universitari Fascisti (GUF) e dell’Opera Nazionale Dopolavoro (OND), che si presentavano come naturale compimento (per universitarie e lavoratrici) dello sport femminile praticato da ragazzine nei ranghi della GIL.

Fonte: Annuario della Gazzetta dello Sport, 1940, p. 9.
Le fasce d’età e d’ambiente
Prima dei 6 anni, le bambine piccole potevano entrare a far parte delle Figlie della Lupa, corrispondente femminile dei Figli della Lupa. Si trattava dell’unico gruppo dell’ONB in cui bambini e bambini venivano ancora educati assieme.
Dai 6 ai 14 anni, le bambine venivano iscritte dai genitori alle Piccole Italiane (i loro fratelli ai Balilla).
Dai 14 ai 18 anni le ragazze facevano parte delle Giovani Italiane (i loro coetanei degli Avanguardisti).
Dopo i 18 anni, le ragazze, che avevano completato il loro cursus honorum all’interno dell’ONB, potevano chiedere l’iscrizione alle Giovani Fasciste – i loro coetanei dei Giovani Fascisti.
Un discorso a parte era quello per i Gruppi Universitari Fascisti (Guf), la cui iscrizione era ovviamente legata allo status di studentessa universitaria.

Le formazioni delle Piccole e delle Giovani Italiane
Come si può leggere nelle Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” del 1935 (p. 17), l’unità-base delle Piccole e delle Giovani Italiane era la squadra, composta 9 bambine o ragazze. Se la squadra era isolata, veniva comandata da una Capo-Squadra (una Giovane Italiana graduata).

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XII.
L’unione di 3 squadre componeva il manipolo (27 persone), comandato da una delle 3 Capo-Centuria. Se il manipolo era isolato, veniva comandato da una Capo-Manipolo (una Giovane Italiana graduata).

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XII.
L’unione di 3 manipoli componeva la centuria (81 persone), che veniva comandata assieme dalle 3 Capo-Centuria (il comando finale spettava però alla più anziana), le quali potevano coadiuvare da Giovani Italiane graduate (Capo-Manipolo e Capo-Squadra).

Nel primo caso (a), le ragazze venivano suddivise in 3 manipoli da 27 (compresa la Capo-Manipolo, <0>). A lato del singolo manipolo si posizionavano le 3 capo-squadra (<o>), una per ogni fila, e poi l’addetta al Pronto Soccorso (lambda). Davanti ad ogni manipolo c’era una Capo-Centuria (<x>). La Fiamma (<F>) si posizionava fra il secondo e il terzo manipolo: nel caso nella formazione a manipoli affiancati, però, si posizionava davanti al gruppo. La Capo Centuria infermiera è indicata da <t>.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XIII.

Fonte: Fototeca Gilardi.
L’unione di 3, 4 o 5 centurie componeva il Gruppo di Piccole o di Giovani Italiane (243, 324 o 405 persone), comandato da una Capo-Gruppo. Come si legge agli articoli 63-66 delle Norme del 1935, la Capo-Gruppo veniva nominata dal Presidente del Comitato Provinciale dell’ONB; fra i suoi compiti c’erano quello di suddividere il Gruppo in centurie, manipoli e squadre, nonché di “assegnare ad ogni reparto la propria comandante”. la Capo-Gruppo “riceve ordini dalla Fiduciaria ed a lei risponde del proprio operato e della efficienza del proprio reparto”.

Compaiono per la prima volta la Capo-Gruppo (<X>), e la Capo Gruppo Dottoressa (<T>).
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XIV.

Compaiono per la prima volta il Gagliardetto (<G>) e la Fiduciaria (<V>).
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XV.
Le divise femminili dell’ONB e della GIL
Verrà esclusa dall’approfondimento la trattazione dell’abbigliamento (spesso improvvisato) delle primissime fasciste, che a metà anni Venti spesso riuscirono addirittura a indossare la camicia nera – diventata poi un privilegio maschile.

Donne fasciste napoletane fanno il saluto romano durante un’adunata con comizio nel cortile del Maschio Angioino, per festeggiare la vittoria elettorale alle elezioni nazionali del 1924.
Fonte: p. 56 di Storia fotografica di Napoli, 1922-1929

Fonte: My Militaria.

Fonte: Il Popolo di Lombardia, 14 febbraio 1933, p. 7 (via Twitter)
Le divise delle Piccole e delle Giovani Italiane: calze e cravatta
Per quanto simili ai nostri occhi (la camicia bianca e la gonna nera), le divise da Piccola e da Giovane Italiana erano differenti.

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), p. 19.

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. X.

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), p. 19.

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XI.
La differenza maggiore sta nelle calze: bianche per le Piccole Italiane, di seta grigia per le Giovani Italiane: quest’ultime, inoltre, indossavano una cravatta nera (su cui attaccare una spilla con l’effige del Duce), oltre che una cintura dello stesso colore.

Fonte: My Militaria.

Fonte: Twitter.

Fonte: Ebay.

Fonte: Fondazione CaRiGo.

Fonte: INDIRE.

Fonte: Arte.it .

Fonte: Archivio del Centro Studi Biscegliese (via Cartoline dal Ventennio).

Fonte: Ebay.
Le Piccole Italiane non indossavano la cravatta: molto spesso però, per chiudere il colletto, portavano un nastro ornativo, che la maggior parte delle volte era nero – ma poteva essere anche di altri colori.

Fonte: Deviant Art.

Fonte: Cartoline dal Ventennio.
A quanto pare, dal 1934 una disposizione interna all’ONB prevedeva di apporre un fregio tricolore sulla camicia bianca di tutti i reparti femminili.


Fonte: Museo delle Divise Fasciste.

Fonte: Sguardi e Storie.

Fonte: p. 131 di La famiglia trevigiana: una storia per immagini, vol. 2, p. 131.
In generale, il colore bianco delle divise femminili (tipico simbolo di purezza) si opponeva nettamente a quelo scuro dei coetanei maschi, dando così anche cromaticamente l’abisso che doveva delimitare sin dalla più tenera età i due sessi.

Fonte: Museo delle Divise Fasciste.

Fonte: INDIRE.

Fonte: Sguardi e Storie.

Le divise delle Piccole e delle Giovani Italiane: il copricapo
Ulteriori segni distintivi riguardavano il copricapo: una specie di cuffia per le Piccole Italiane (così descritta nelle Norme del 1935: “berretto di maglia di seta nera a cono, terminato in alto con un bottoncino nero, in basso da un orlo rivoltato alto cinque centimetri”), un vero e proprio basco per le Giovani Italiane.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Collezione privata Enzo Palma, via Cartoline dal Ventennio.

Fonte: INDIRE.

Fonte: Wikipedia.

Fonte: Ebay.

p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px ‘Helvetica Neue’; color: #454545}
Piccole Italiane (in prima fila, con cuffia nera) e Balilla alla Primavera di Bellezza organizzata il 2 giugno 1932 a Trieste.
Fonte: Trieste 1900-1999: cent’anni di storia, vol. 4, p. 165
Le divise delle Piccole e delle Giovani Italiane: la mantella
Sia Piccole Italiane sia Giovani Italiane potevano, durante il periodo invernale, indossare sopra la divisa una mantella scura.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Archivio degli Iblei.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Archivio del Centro Studi Biscegliese (via Cartoline dal Ventennio).
La mantella era solitamente chiusa da una catenella e da un paio di bottoni d’oro.

Fonte: Linksx.

Fonte: Sguardi e Storie.
Le divise delle Piccole e delle Giovani Italiane: varianti sportive
Quanto detto finora riguarda la divisa regolare: quando si svolgevano attività fisiche, le Giovani Italiane potevano abbandonare le loro calze scure, per delle più comode calze bianche corte:

Fonte: L’Illustrazione Italiana, 19 giugno 1932, p. 829

Fonte: Archivio Cesare Gabriele, via Cartoline dal Ventennio.
Le divise delle Piccole e delle Giovani Italiane: varianti
Nella sua autobiografia (La scoperta del mondo, Roma, Nottetempo, 2011, p. 28), Luciana Castellina (n. 1929) racconta che in virtù del fatto che frequentava la scuola di ginnastica Caio Duilio di Roma era passata direttamente da Piccola Italiana “semplice” al “corpo speciale” delle Marinarette:
Per di più ero stata promossa “marinaretta tamburina”, e ricordo che mi divertivo moltissimo (so tuttora suonare assai bene il tamburo)

Fonte: Luciana Castellina, La scoperta del mondo, Roma, Nottetempo, 2011, p. 2.
2) La divisa delle Giovani Albanesi era di fatto una variante di quella delle Giovani Italiane, dotata però di un copicapo chiaro con emblema nazionale albanese:

Fonte: La Gioventù Albanese del Littorio.
Tolto il copricapo, però, le due divise erano di fatto assimilabili.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Istituto Luce.
Le divise delle Figlie della Lupa
Un discorso a parte meritano le divise delle Figlie della Lupa, ossia le bambine fino ai 6 anni: erano essenzialmente uguali a quelle delle Piccole Italiane, ma in più le bimbe portavano una spilla a forma di M sul petto.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Nuovi orizzonti, Luglio/Ottobre 1987.

Fonte: Istituto Luce.
Nelle foto le Figlie della Lupa spesso appaiono assieme ai loro coetanei Figli della Lupa: si ricordi infatti che per questo step dell’associazionismo fascista era ancora in vigore la co-educazione.

Fonte: blog Milocca.

Fonte: Città Nostra.
Come i Figli della Lupa, anche le Figlie della Lupa indossavano una bandoliera bianca, la quale tuttavia spesso appare poco visibile nelle foto, visto l’identico colore della camicetta …

Fonte: Armeria UNIV.
All’incrocio della bandoliera c’era una spilla metallica a forma di M (ovvio riferimento a Mussolini).

Fonte: Firenze in Guerra.

Fonte: p. 142 di Storia fotografica di Napoli, 1922-1929.
Anche in questo caso potevano esserci vestiti particolari, come i costumi per le colonie elioterapiche.

Fonte: Istituto Luce.
Le divise delle Giovani Fasciste
La divisa delle Giovani Fasciste (cioè le giovani lavoratrici) variò nel corso degli anni.

Fonte: Istituto Luce.
A metà anni Trenta le Giovani Fasciste indossavano una caratteristica cravatta larga a bande rosse e gialle.

Fonte: Milano Sparita.

Fonte: Istituto Luce.

Didascalia originale: “Treviso, 1938-1939. Le alunne del Collegio Zanotti schierate per la foto di gruppo, nelle loro divise ispirate alla moda del tempo”.
Fonte: p. 131 di La famiglia trevigiana: una storia per immagini, vol. 2, p. 145.

Fonte: Storia di Torino, volume VIII, Dalla Grande Guerra alla Liberazione (1915-1945). Torino: Einaudi, tavola 33.
Verso la fine del Ventennio avevano una giacca nera, con gonna dello stesso colore.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Istituto Luce.
Le divise femminili dei GUF
Le divise femminili delle universitarie erano completamente nere: in alcune foto si vede usato come copricapo il classico cappello goliardico.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Istituto Luce.
I labari e le fiamme femminili
Anche le associazioni femminili erano dotate di labari, da portare in occasione di manifestazioni pubbliche. Come si può leggere nelle Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” del 1935 (pp. 17-18), il labaro contrassegnava il Gruppo, la fiamma invece la singola centuria.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Istituto Luce.
Labari e fiamme dovevano recare “la denominazione del Comune, del Rione o della Frazione ove ha sede il Gruppo” (o la Centuria) “ed il numero del gruppo stesso”.

Fonte: Istituto Luce.
La numerazione doveva essere romana per i Gruppi, araba per le Centurie (progressiva per queste ultime, se le centurie facevano parte della stessa Provincia).

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. I.

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. II.
Si ricordi che già i Fasci Femminili avevano avuto diritto ad avere il proprio labaro, nero su un lato, tricolore sull’altro.


Fonte: Kubel 1943.

Fonte: Kubel 1943.

Fonte: Istituto Luce
I gradi delle dirigenti e delle tesserate dell’ONB
Le dirigenti dell’ONB dovevano portare una divisa, così descritta:


Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. III.

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. IV.

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. V.

Fonte: Archivio del Centro Studi Biscegliese (via Cartoline dal Ventennio).
Una delle novità più eclatanti a livello sociale dell’ONB e poi della GIL era tuttavia che a delle donne fossero concessi addirittura dei gradi, da sempre pregogativa maschile. Ecco quelli delle dirigenti femminili dell’ONB:

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. VI.

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. VII.

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), p. 31.
Qui di seguito i gradi delle ispettrici, delle capo raggruppamento e delle capo gruppo della GIL:

Fonte: Forum Community.


Fonte: My Militaria.
Anche le singole Piccole e Giovani Italiane, o Giovani Fasciste, potevano portare dei gradi, come nel caso della capo manipolo, della capo squadra e delle scelte:

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. VIII.

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. IX.

Fonte: sito Giovanni Ferrero.

Fonte: p. 119 di Storia fotografica di Napoli, 1922-1929.

Fonte: Forum Community.

Fonte: sito Cassinetta di Lugagngo.

Fonte: Istituto Luce.
Secondo le Norme femminili dell’ONB (1935), le Capo-Squadra delle Piccole Italiane, le Capo-Squadra e le Capo-Manipolo delle Giovani italiana dovevano applicare il distintivo “unicamente sulla manica sinistra della camicetta all’altezza di 15 cm dalla spalla” (p. 18). Le Giovani Italiane scelte, invece, avrebbero applicato il proprio distintivo “sul polso della manica sinistra della camicetta” (p. 19).
La cerimonia della Leva Fascista
Il passaggio da Piccola a Giovane Italiana, e da Giovane Italiana a Giovane Fascista, avveniva tramite una specifica cerimonia, prevista (così come per i maschi, che passavano da Balilla ad Avanguardista, oppure da Avanguardista a Giovane Fascista) il 24 maggio (anniversario dell’entrata nella Guerra Guerra), e per questo giorno della leva fascista.

Fonte: Istituto Luce.

Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), p. 37.
La cerimonia è così raccontata in una rivista di regime: “Il passaggio da Piccola a Giovane Italiana avviene in modo suggestivo. Una camerata della nuova categoria, abbraccia e bacia la Piccola, accogliendola con fraterno cuore” (La Piccola Italiana, 20 maggio 1934, p. 6).


Fonte: Ebay.



Fonte: ANPI, Comitato di Udine.
Fonte: Istituto Luce.
Le decorazioni femminili
Anche bambine e ragazze potevano ricevere la Croce al Merito.

Fonte: sito Le pietre raccontano.


[SITO IN FASE DI COSTRUZIONE]