Le fonti_Il fascismo femminile: strutture, divise e simbologia

Approfondimento di Marco Giani

Giovani Italiane – non “Giovani Fasciste” come indicato nella didascalia -, con dirigenti e istruttrici. S. Giovanni di Valdarno, 29 giugno 1934.
Fonte: Ebay.

Le sorelle Boccalini crebbero e soprattutto divennero donne adulte durante gli anni del regime fascista, che soprattutto nei grandi centri urbani (come la Milano in cui si trasferirono nel 1927) tentò di inquadrare bambine e ragazze all’interno delle associazioni di regime. Di cosa si trattava? Per capirlo, compiamo un viaggio prima di tutto iconografico, fra fotografie ed illustrazioni, per provare a visualizzare e ad imparare a riconoscere le varie associazioni e i molteplici riti dell’Italia littoria declinata al femminile.



Strutture del fascismo femminile

Grazie ad alcuni estratti di un libro del 1937 di Maria Castellani quale Donne italiane di ieri e di oggi possiamo farci un’idea delle strutture entro le quali le bambine e le ragazze venivano introdotte dal Partito Nazionale Fascista.

Come si può notare da un primo schema (p. 67), a capo della struttura locale c’era la fiduciaria provinciale, che poteva avvalersi di una vice fiduciaria, nonché di una vice segretaria del fascio femminile del capoluogo. Sotto di loto trovavano posto prima di tutto ulteriori collaboratici della fiduciaria provinciale, e poi le ispettitrici di zona, e ancora la singola segretaria del fascio femminile o del gruppo rionale femminile. In un secondo gruppo di sottoposte troviamo la segretaria provinciale delle Giovani Fasciste, che comandava una serie di segretarie di sezione. In un terzo gruppo, la segretaria provinciale delle Massaie Rurali comandava le varie segretarie di sezione.

Fonte: Maria Castellani, Donne italiane di ieri e di oggi, Firenze, Bemporad, 1937, p. 67.

Dentro ciascun fascio femminile cittadino, o gruppo rionale femminile (come tipico delle grandi città, come Milano), comandava la segretaria, coadiuvata da una vice segretaria. Anche qui si ripeteva una struttura tripartita: nel primo ramo troviamo le collaboratrici e le varie visitatrici; nel secondo la segretaria di sezione delle Giovani Fasciste; nel terzo la segretaria di sezione delle Massaie Rurali. Ciò che interessa è che la segretaria di sezione comandava le addette di gruppo, fra cui la prima è quella al Gruppo Sportivo, seguita da quella al Gruppo Sportivo Artistico Ricreativo, quella al Gruppo Economia Domestica, quella al Gruppo Avviamento Professionale, e infine quella al Gruppo Giovani Massaie Rurali. Sotto queste 5 addette, c’era un gruppo di Giovani Fasciste scelte, 1 ogni 50.

Fonte: Maria Castellani, Donne italiane di ieri e di oggi, Firenze, Bemporad, 1937, p. 67.

Il confluire dell’Opera Nazionale Balilla (ONB) all’interno della neonata Gioventù Italiana del Littorio (GIL), voluto fortemente nel 1937 dal Segretario del PNF Achille Starace, creò una mega-struttura ora in grado di controllare praticamente tutto lo sport femminile nazionale, ad eccezione di quello dei Gruppi Universitari Fascisti (GUF) e dell’Opera Nazionale Dopolavoro (OND), che si presentavano come naturale compimento (per universitarie e lavoratrici) dello sport femminile praticato da ragazzine nei ranghi della GIL.

Si notino le discipline riservate alle Giovani Fasciste all’altezza del 1940: «l’atletica leggera, il pattinaggio a rotelle, il nuoto, la pallacanestro, il tennis, il tiro a segno, la scherma, la ginnastica (Giovani Fasciste e Giovani Italiane), lo sci e il pattinaggio». Come evidente, il basket era l’unico sport di squadra …
Fonte: Annuario della Gazzetta dello Sport, 1940, p. 9.


Le fasce d’età e d’ambiente

Prima dei 6 anni, le bambine piccole potevano entrare a far parte delle Figlie della Lupa, corrispondente femminile dei Figli della Lupa. Si trattava dell’unico gruppo dell’ONB in cui bambini e bambini venivano ancora educati assieme.

Dai 6 ai 14 anni, le bambine venivano iscritte dai genitori alle Piccole Italiane (i loro fratelli ai Balilla).

Dai 14 ai 18 anni le ragazze facevano parte delle Giovani Italiane (i loro coetanei degli Avanguardisti).

Dopo i 18 anni, le ragazze, che avevano completato il loro cursus honorum all’interno dell’ONB, potevano chiedere l’iscrizione alle Giovani Fasciste – i loro coetanei dei Giovani Fascisti.

Un discorso a parte era quello per i Gruppi Universitari Fascisti (Guf), la cui iscrizione era ovviamente legata allo status di studentessa universitaria.



Le formazioni delle Piccole e delle Giovani Italiane

Come si può leggere nelle Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” del 1935 (p. 17), l’unità-base delle Piccole e delle Giovani Italiane era la squadra, composta 9 bambine o ragazze. Se la squadra era isolata, veniva comandata da una Capo-Squadra (una Giovane Italiana graduata).

Formazione della squadra: le 9 bambine o ragazze venivano disposte su 3 file da 3 dalla Capo-Squadra (<O>).
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XII.

L’unione di 3 squadre componeva il manipolo (27 persone), comandato da una delle 3 Capo-Centuria. Se il manipolo era isolato, veniva comandato da una Capo-Manipolo (una Giovane Italiana graduata).

Formazione del manipolo. Nel primo caso (a), le 27 bambine o ragazze venivano disposte su 9 file da 3 dalla Capo-Centuria (<x>): una delle 27 era la “Giovane Italiana della Squadra Pronto Soccorso” (simboleggiata con una lambda). In fondo alle file c’erano le 3 capo-Squadra (<o>) e la Capo Manipolo (<0>). Nel secondo caso (b), le 27 venivano disposte su 3 file da 9.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XII.

L’unione di 3 manipoli componeva la centuria (81 persone), che veniva comandata assieme dalle 3 Capo-Centuria (il comando finale spettava però alla più anziana), le quali potevano coadiuvare da Giovani Italiane graduate (Capo-Manipolo e Capo-Squadra).

Formazione della centuria.
Nel primo caso (a), le ragazze venivano suddivise in 3 manipoli da 27 (compresa la Capo-Manipolo, <0>). A lato del singolo manipolo si posizionavano le 3 capo-squadra (<o>), una per ogni fila, e poi l’addetta al Pronto Soccorso (lambda). Davanti ad ogni manipolo c’era una Capo-Centuria (<x>). La Fiamma (<F>) si posizionava fra il secondo e il terzo manipolo: nel caso nella formazione a manipoli affiancati, però, si posizionava davanti al gruppo. La Capo Centuria infermiera è indicata da <t>.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XIII.
La didascalia recita: “Piccole Italiane si apprestano a affrontare l’esame di capomanipolo”. Siamo a Terni, nel 1941.
Fonte: Fototeca Gilardi.

L’unione di 3, 4 o 5 centurie componeva il Gruppo di Piccole o di Giovani Italiane (243, 324 o 405 persone), comandato da una Capo-Gruppo. Come si legge agli articoli 63-66 delle Norme del 1935, la Capo-Gruppo veniva nominata dal Presidente del Comitato Provinciale dell’ONB; fra i suoi compiti c’erano quello di suddividere il Gruppo in centurie, manipoli e squadre, nonché di “assegnare ad ogni reparto la propria comandante”. la Capo-Gruppo “riceve ordini dalla Fiduciaria ed a lei risponde del proprio operato e della efficienza del proprio reparto”.

Formazione del Gruppo, in questo esempio composto da 4 centurie.
Compaiono per la prima volta la Capo-Gruppo (<X>), e la Capo Gruppo Dottoressa (<T>).
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XIV.
Formazione di più gruppi.
Compaiono per la prima volta il Gagliardetto (<G>) e la Fiduciaria (<V>).
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XV.


Le divise femminili dell’ONB e della GIL

Verrà esclusa dall’approfondimento la trattazione dell’abbigliamento (spesso improvvisato) delle primissime fasciste, che a metà anni Venti spesso riuscirono addirittura a indossare la camicia nera – diventata poi un privilegio maschile.



Donne fasciste napoletane fanno il saluto romano durante un’adunata con comizio nel cortile del Maschio Angioino, per festeggiare la vittoria elettorale alle elezioni nazionali del 1924.
Fonte: p. 56 di Storia fotografica di Napoli, 1922-1929

Fascio littorio cucito sulle spalline della divisa GIL di Elsa Morecchiato.
Fonte: My Militaria.
Se bisognava mettere l’uniforme, qualcuno doveva venderla … Pubblicità di un negozio di abbigliamento di Milano, specializzato in “uniformi fasciste” anche per piccoli e piccole.
Fonte: Il Popolo di Lombardia, 14 febbraio 1933, p. 7 (via Twitter)

Le divise delle Piccole e delle Giovani Italiane: calze e cravatta

Per quanto simili ai nostri occhi (la camicia bianca e la gonna nera), le divise da Piccola e da Giovane Italiana erano differenti.

Descrizione della divisa delle Piccole Italiane, secondo le Norme del 1935.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), p. 19.
Divisa estiva da Piccola Italiana, secondo le Norme del 1935.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. X.
Descrizione della divisa delle Giovani Italiane, secondo le Norme del 1935.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), p. 19.
Divisa estiva da Giovane Italiana, secondo le Norme del 1935.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. XI.

La differenza maggiore sta nelle calze: bianche per le Piccole Italiane, di seta grigia per le Giovani Italiane: quest’ultime, inoltre, indossavano una cravatta nera (su cui attaccare una spilla con l’effige del Duce), oltre che una cintura dello stesso colore.

Una Piccola Italiana, e due Giovani Italiane. Tavola tratta a Le divise del Duce di Ugo Pericoli.
Fonte: My Militaria.
Piccole Italiane che fanno ginnastica: solo quella all’estrema destra è una Giovane Italiana, come si capisce dalle calze scure, dalla cravatta e dal basco.
Fonte: Twitter.
Fotografia di Piccola Italiana, senza data.
Fonte: Ebay.
Bozzetto per un cartellone pubblicitario della Cassa di Risparmio di Genova (1939).
Fonte: Fondazione CaRiGo.
Piccole Italiane che fanno ginnastica sotto gli ordini di una mestra, anni Trenta.
Fonte: INDIRE.
Quaderno Pigna.
Fonte: Arte.it .
Due Piccole Italiane con la propria “madrina di bandiera”.
Fonte: Archivio del Centro Studi Biscegliese (via Cartoline dal Ventennio).
Giovani Italiane a Firenze, 1940 circa, attorniate dalle loro dirigenti GIL.
Fonte: Ebay.

Le Piccole Italiane non indossavano la cravatta: molto spesso però, per chiudere il colletto, portavano un nastro ornativo, che la maggior parte delle volte era nero – ma poteva essere anche di altri colori.

In questa foto di Piccola Italiana si può notare il nastrino nero opzionale che chiude il colletto.
Fonte: Deviant Art.
Queste 12 Piccole Italiane di Calliano Monferrato (AT) portano al collo dei nastri di vari colori.
Fonte: Cartoline dal Ventennio.

A quanto pare, dal 1934 una disposizione interna all’ONB prevedeva di apporre un fregio tricolore sulla camicia bianca di tutti i reparti femminili.

Piccola Italiana a Venezia (1934).
Fonte: Museo delle Divise Fasciste.
La studentessa di II elementare Maria Pia Trifogli, di Napoli (1934): si noti, in primo piano, il fregio tricolore.
Fonte: Sguardi e Storie.
Grazie alla presenza del nuovo logo sul petto di una delle figlie, possiamo datare questa foto (ritraente una madre di Mogliano Veneto coi suoi 10 figli) dal 1934 in poi.
Fonte: p. 131 di La famiglia trevigiana: una storia per immagini, vol. 2, p. 131.

In generale, il colore bianco delle divise femminili (tipico simbolo di purezza) si opponeva nettamente a quelo scuro dei coetanei maschi, dando così anche cromaticamente l’abisso che doveva delimitare sin dalla più tenera età i due sessi.

Foto di fine anno scolastico per un gruppo di Piccole Italiane (a sinistra) ed uno di Balilla (a destra): alcuni bambini maschini sono coperti dal mantello per nascondere la mancanza della divisa d’ordinanza.
Fonte: Museo delle Divise Fasciste.
Piccole Italiane a dinistra e Balilla a destra fanno il saluto romano, omaggiando alcune corone votive, probabilmente dedicate a caduti in guerra (vd. monumento).
Fonte: INDIRE.
Balilla a Piccole Italiane si preparano a sfilare per la Festa degli Alberi, ad Arpino (1930).
Fonte: Sguardi e Storie.
Fonte: Il Giornale della Donna, 1 settembre 1933, p. 5.

Le divise delle Piccole e delle Giovani Italiane: il copricapo

Ulteriori segni distintivi riguardavano il copricapo: una specie di cuffia per le Piccole Italiane (così descritta nelle Norme del 1935: “berretto di maglia di seta nera a cono, terminato in alto con un bottoncino nero, in basso da un orlo rivoltato alto cinque centimetri”), un vero e proprio basco per le Giovani Italiane.

In primo piano, due Piccole Italiane, con la cuffia scura; dietro di loro, due Giovani Italiane, col basco (Roma, 1929).
Fonte: Istituto Luce.
Questa foto, scattata in Puglia nel 1934, permette di capire com’era fatto il retro del copricapo delle Piccole Italiane.
Fonte: Istituto Luce.
Anche in questa cartolina propagandistica si noti il copricapo della Piccola Italiana.
Fonte: Collezione privata Enzo Palma, via Cartoline dal Ventennio.
Giovani Italiane impegnate in esercizi di ginnastica, con in testa il basco.
Fonte: INDIRE.
Copertina di Norme per le organizzazioni delle Piccole e Giovani italiane: per quanto le figure siano stilizzate, si nota bene la differenza di copricapo.
Fonte: Wikipedia.
Piccole e Giovani Italiane di Casablanca, anni Trenta: si noti la scritta in francese sul muro. Anche le Giovani Italiane portano calze chiare, sono comunque chiaramente distinguibili dalle prime per la cravatta e per il basco, mentre le piccole indossano la cuffia d’ordinanza.
Fonte: Ebay.

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Piccole Italiane (in prima fila, con cuffia nera) e Balilla alla Primavera di Bellezza organizzata il 2 giugno 1932 a Trieste.
Fonte: Trieste 1900-1999: cent’anni di storia, vol. 4, p. 165

Le divise delle Piccole e delle Giovani Italiane: la mantella

Sia Piccole Italiane sia Giovani Italiane potevano, durante il periodo invernale, indossare sopra la divisa una mantella scura.

Mussolini passa in rassegna un gruppo di Giovani Italiane di Bolzano, nel cortile di Palazzo di Venezia (Dicembre 1938). Si è conservato anche un video di questo incontro.
Fonte: Istituto Luce.
Giovani Italiane di Ragusa sfilano durante gli anni Trenta.
Fonte: Archivio degli Iblei.
Catania, gennaio 1941: 2 militari tedeschi parlano con 5 Piccole Italiane. La prima indossa il cappello e la mantella scura; la quinta porta un grado sulla spalla più vicina alla fotocamera.
Fonte: Istituto Luce.
Piccole Italiane e Giovani Italiane (poche, quasi tutte in alto a destra, con cravatta nera) in gita al mare, anni Trenta. Si noti non solo come molte bambine indossino la mantella, ma anche come molte abbiano abbandonato la propria a sinistra, sugli scogli.
Fonte: Archivio del Centro Studi Biscegliese (via Cartoline dal Ventennio).

La mantella era solitamente chiusa da una catenella e da un paio di bottoni d’oro.

Mantella scura da Giovane Italiana.
Fonte: Linksx.
La sorelle Floriana e Rossana D’Alessandro, in mezzo ai familiari: sopra la propria divisa (l’unica bianca, del gruppo…) indossano la mantella (Irpino, 1940).
Fonte: Sguardi e Storie.

Le divise delle Piccole e delle Giovani Italiane: varianti sportive

Quanto detto finora riguarda la divisa regolare: quando si svolgevano attività fisiche, le Giovani Italiane potevano abbandonare le loro calze scure, per delle più comode calze bianche corte:

Giovani Italiane durante gli esercizi ginnici, Roma, 1932.
Fonte: L’Illustrazione Italiana, 19 giugno 1932, p. 829
Giovani Italiane con cerchi, anni Trenta.
Fonte: Archivio Cesare Gabriele, via Cartoline dal Ventennio.

Le divise delle Piccole e delle Giovani Italiane: varianti

Nella sua autobiografia (La scoperta del mondo, Roma, Nottetempo, 2011, p. 28), Luciana Castellina (n. 1929) racconta che in virtù del fatto che frequentava la scuola di ginnastica Caio Duilio di Roma era passata direttamente da Piccola Italiana “semplice” al “corpo speciale” delle Marinarette:

Per di più ero stata promossa “marinaretta tamburina”, e ricordo che mi divertivo moltissimo (so tuttora suonare assai bene il tamburo)

Luciana Castellina in divisa da marinaretta tamburina, Roma, 1936.
Fonte: Luciana Castellina, La scoperta del mondo, Roma, Nottetempo, 2011, p. 2.

2) La divisa delle Giovani Albanesi era di fatto una variante di quella delle Giovani Italiane, dotata però di un copicapo chiaro con emblema nazionale albanese:

Giovani Albanesi ricevute da Mussolini.
Fonte: La Gioventù Albanese del Littorio.

Tolto il copricapo, però, le due divise erano di fatto assimilabili.

Maggio 1940: Giovani Albanesi accolgono sul lungomare Galeazzo Ciano, sventolando bandiera non italiane, ma dell’Albania italiana (aquila bicapite nera con due fasci littori, in campo rosso).
Fonte: Istituto Luce.
Giovani Albanesi sorridono durante un saggio ginnico (Tirana, giugno 1940).
Fonte: Istituto Luce.

Le divise delle Figlie della Lupa

Un discorso a parte meritano le divise delle Figlie della Lupa, ossia le bambine fino ai 6 anni: erano essenzialmente uguali a quelle delle Piccole Italiane, ma in più le bimbe portavano una spilla a forma di M sul petto.

Figlie della Lupa sventolano la bandiera tricolore a Nettuno (1941).
Fonte: Istituto Luce.
Preziosissima foto del 1941 da Modugno (BA), grazie alla quale possiamo visualizzare la differenza fra Figlie della Lupa (2° gruppo), Piccole Italiane (3° gruppo), Giovani Italiane (4° gruppo) e Giovani Fasciste (5° gruppo). Il 1° gruppo, quello dei Figli della Lupa, viene tenuto assieme a quelli femminili anche se maschile, data l’età infantile dei maschietti.
Fonte: Nuovi orizzonti, Luglio/Ottobre 1987.
Picchetto d’onore di fronte alla tomba di Goffredo Mameli (Roma, estate 1941): dall’esterno, una coppia di garibaldini; una coppia di Avanguardisti; una coppia di Figlie della Lupa.
Fonte: Istituto Luce.

Nelle foto le Figlie della Lupa spesso appaiono assieme ai loro coetanei Figli della Lupa: si ricordi infatti che per questo step dell’associazionismo fascista era ancora in vigore la co-educazione.

Figli e Figlie della Lupa raccolgono la lana.
Fonte: blog Milocca.
Figlia della Lupa, Figlio della Lupa e Figlia della Lupa (1934).
Fonte: Città Nostra.

Come i Figli della Lupa, anche le Figlie della Lupa indossavano una bandoliera bianca, la quale tuttavia spesso appare poco visibile nelle foto, visto l’identico colore della camicetta …

Gonna, camicia, bandoliera bianca con spilla a forma di M da Figlia della Lupa (nonostante la fonte parli di Piccola Italiana).
Fonte: Armeria UNIV.

All’incrocio della bandoliera c’era una spilla metallica a forma di M (ovvio riferimento a Mussolini).

Figlie della Lupa (1938).
Fonte: Firenze in Guerra.
In questa foto di Figli e Figlie della Lupa di Napoli (1928) è ben visibile la spilla anche sulla bandoliera dei maschietti.
Fonte: p. 142 di Storia fotografica di Napoli, 1922-1929.

Anche in questo caso potevano esserci vestiti particolari, come i costumi per le colonie elioterapiche.

Mussolini saluta (e viene salutato da) alcune Figlie della Lupa in costume (con M bianca sul petto) a Macchia Madama (1941). Le bambine più grandi sono invece Piccole Italiane, data la divisa.
Fonte: Istituto Luce.



Le divise delle Giovani Fasciste

La divisa delle Giovani Fasciste (cioè le giovani lavoratrici) variò nel corso degli anni.

Giovani Fasciste in visita ad un istituto agrario (1930).
Fonte: Istituto Luce.

A metà anni Trenta le Giovani Fasciste indossavano una caratteristica cravatta larga a bande rosse e gialle.

Giovani Fasciste milanesi davanti alla chiesa di San Bernardino alle Ossa (1937).
Fonte: Milano Sparita.
Particolare del padiglione delle Giovani Fasciste alla Mostra delle colonie estive di Roma 1937.
Fonte: Istituto Luce.
Vista la presenza della cravatta multicolore, dovremmo poter identificare nelle ragazze più in alto delle Giovani Fasciste, diverse dalle poche Giovani Italiane a destra, e dalle numerose Piccole Italiane in basso.
Didascalia originale: “Treviso, 1938-1939. Le alunne del Collegio Zanotti schierate per la foto di gruppo, nelle loro divise ispirate alla moda del tempo”.
Fonte: p. 131 di La famiglia trevigiana: una storia per immagini, vol. 2, p. 145.
Due Giovani Fasciste portano la bandiera, davanti ad una fila di ragazze nella divisa sportiva del Dopolavoro Fiat di Torino (anni Trenta)
Fonte: Storia di Torino, volume VIII, Dalla Grande Guerra alla Liberazione (1915-1945). Torino: Einaudi, tavola 33.

Verso la fine del Ventennio avevano una giacca nera, con gonna dello stesso colore.

Giovani Fasciste di Pordenone di preparano a consegnare alcuni gagliardetti ai soldati della Dvisione Centauro in partenza (1942).
Fonte: Istituto Luce.
Una Giovane Italiana di Bolzano (coperta dalla mantellina scura) con Mussolini: sullo sfondo le sue Giovani Fasciste della stessa città, distinguibili da lei per il diverso copricapo. Cortile di Palazzo Venezia, Roma, dicembre 1938.
Fonte: Istituto Luce.
Giovani Fasciste sfilano per le vie del centro di Milano (giugno 1942).
Fonte: Istituto Luce.


Le divise femminili dei GUF

Le divise femminili delle universitarie erano completamente nere: in alcune foto si vede usato come copricapo il classico cappello goliardico.

Universitarie napoletane in gita a Roma in occasione di una manifestazione del regime.
Fonte: Istituto Luce.
Universitarie dei Guf romani scrivono ai soldati al fronte.
Fonte: Istituto Luce.
Universitarie salutano i soldati della Tridentina (1942).
Fonte: Istituto Luce.


I labari e le fiamme femminili

Anche le associazioni femminili erano dotate di labari, da portare in occasione di manifestazioni pubbliche. Come si può leggere nelle Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” del 1935 (pp. 17-18), il labaro contrassegnava il Gruppo, la fiamma invece la singola centuria.

Giovani Italiane di Roma mostrano i labari dei propri Gruppi durante la VI Leva Fascista di Roma (1932).
Fonte: Istituto Luce.
Giovani Fasciste le fiamme delle proprie centurie davanti al Colosseo (Roma, 1936).
Fonte: Istituto Luce.

Labari e fiamme dovevano recare “la denominazione del Comune, del Rione o della Frazione ove ha sede il Gruppo” (o la Centuria) “ed il numero del gruppo stesso”.

Labari delle Piccole e Giovani Italiane di Castro Pretorio, Roma, durante una visita di Renato Ricci ad una scuola romana (1932).
Fonte: Istituto Luce.

La numerazione doveva essere romana per i Gruppi, araba per le Centurie (progressiva per queste ultime, se le centurie facevano parte della stessa Provincia).

Labaro da Gruppo, in questo caso il VI delle Piccole Italiane di Roma.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. I.
Fiamma da Centuria, in questo caso la 8° del V Gruppo di Roma.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. II.

Si ricordi che già i Fasci Femminili avevano avuto diritto ad avere il proprio labaro, nero su un lato, tricolore sull’altro.

Un sacerdote benedice alcuni gagliardetti dei Fasci Femminili (forse di fronte al Duomo di Cremona?). Fonte: Kubel 1943.
Fronte del gagliardetto del Fascio Femminile di Crispano.
Fonte: Kubel 1943.
Retro del gagliardetto del Fascio Femminile di Crispano.
Fonte: Kubel 1943.
In questa foto scattata a Roma nel 1937 si possono notare a sinistra la fiamme triangolari delle Giovani Fasciste, a destra i labari rettangolari dei Fasci Femminili.
Fonte: Istituto Luce


I gradi delle dirigenti e delle tesserate dell’ONB

Le dirigenti dell’ONB dovevano portare una divisa, così descritta:

La camicetta delle dirigenti dell’ONB.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. III.
La divisa estiva delle dirigenti dell’ONB.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. IV.
La divisa invernale delle dirigenti dell’ONB.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. V.
Sul braccio della divisa invernale della dirigente di queste Piccole Italiane pugliesi (1938) è ben riconoscibile la presenza del grado.
Fonte: Archivio del Centro Studi Biscegliese (via Cartoline dal Ventennio).

Una delle novità più eclatanti a livello sociale dell’ONB e poi della GIL era tuttavia che a delle donne fossero concessi addirittura dei gradi, da sempre pregogativa maschile. Ecco quelli delle dirigenti femminili dell’ONB:

Distintivi per Fiduciaria Provinciale (1), Vice Fiduciaria Provinciale (2) e per Fiduciaria Comunale, Rionale o di Frazione (3), contraddistinti rispettivamente dal numero diverso di galloncini (3, 2 e 1).
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. VI.
Distintivi per Capo-Gruppo (1) e per Capo-Centuria (2).
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. VII.
L’art. 70 delle Norme del 1935 spiega bene la differenza sostanziale fra le dirigenti “alte” e quelle interne ai gruppi, da cui discende anche la differenza di distintivo (rettangolare per le prime, trinagolare per le seconde).
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), p. 31.

Qui di seguito i gradi delle ispettrici, delle capo raggruppamento e delle capo gruppo della GIL:

Gradi delle organizzazioni femminili della GIL, Si noti come le addette all’inquadramento sportivo avessero dei gradi particolari.
Fonte: Forum Community.
Divisa da dirigente della GIL appartenuta a Elsa Morecchiato di Vicenza, nell’ONB dal 1928, promossa a Capo squadra nel 1937. Da notare come si sia conservato anche il basco scuro. Fonte: My Militaria.
Anche se la fonte parla di questa divisa come da “capo squadra”, il grado è quello di capo centuria, come è possibile comprendere da un breve raffronto fra questa foto e lo schema sopra riportato.
Fonte: My Militaria.

Anche le singole Piccole e Giovani Italiane, o Giovani Fasciste, potevano portare dei gradi, come nel caso della capo manipolo, della capo squadra e delle scelte:

Distintivi per Capo-Squadra delle Giovani Italiane (1), e per Giovane Italiana scelta (2), entrambi in seta rossa.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. VIII.
Distintivi per Capo-Manipolo (2), in filato oro, e per Capo-Squadra delle Giovani Italiane (2), in seta rossa.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), tav. IX.
Due Piccole Italiane di Novello (CN), nel 1934. La bambina di destra, probabilmente Fernanda Tarditi, porta sulla spalla il distintivo da Capo Squadra.
Fonte: sito Giovanni Ferrero.
Una curiosa fotografia, proveniente da Napoli (1927): la Piccola Italiana graduata pare infatti comandare un gruppo di Figli della Lupa (riconoscibili per la M sulla bandoliera).
Fonte: p. 119 di Storia fotografica di Napoli, 1922-1929.
Gradi per Giovani Fasciste, Giovani Italiane e Piccole Italiane: capo manipolo, capo squadra, scelta ai tempi della GIL.
Fonte: Forum Community.
Sulla destra la Giovane Italiana Marina Colombo, di Cassinetta di Lugagnano (MI), in una foto del 1940: sulla sua spalla destra è visibile il triangolo colorato di un grado, assente in quello della camicia dell’amica.
Fonte: sito Cassinetta di Lugagngo.
Renato Ricci, Presidente dell’ONB, passa in rassegna un gruppo di Giovani Italiane di una scuola romana (1932). Da sinistra,si notino i gradi visibili sul braccio della dirigente, della prima ragazza da destra nella prima fila, e della prima nella seconda.
Fonte: Istituto Luce.

Secondo le Norme femminili dell’ONB (1935), le Capo-Squadra delle Piccole Italiane, le Capo-Squadra e le Capo-Manipolo delle Giovani italiana dovevano applicare il distintivo “unicamente sulla manica sinistra della camicetta all’altezza di 15 cm dalla spalla” (p. 18). Le Giovani Italiane scelte, invece, avrebbero applicato il proprio distintivo “sul polso della manica sinistra della camicetta” (p. 19).



La cerimonia della Leva Fascista

Il passaggio da Piccola a Giovane Italiana, e da Giovane Italiana a Giovane Fascista, avveniva tramite una specifica cerimonia, prevista (così come per i maschi, che passavano da Balilla ad Avanguardista, oppure da Avanguardista a Giovane Fascista) il 24 maggio (anniversario dell’entrata nella Guerra Guerra), e per questo giorno della leva fascista.

Giovani Italiane sfilano in Via dell’Impero durante l’VIII Leva Fascista (Roma).
Fonte: Istituto Luce.
I tre articoli riguardanti la Leva Fascista nelle Norme ONB del 1935.
Fonte: Norme programmatiche e regolamentari per le organizzazioni delle “Piccole e Giovani Italiane” (1935), p. 37.

La cerimonia è così raccontata in una rivista di regime: “Il passaggio da Piccola a Giovane Italiana avviene in modo suggestivo. Una camerata della nuova categoria, abbraccia e bacia la Piccola, accogliendola con fraterno cuore” (La Piccola Italiana, 20 maggio 1934, p. 6).

Fonte: La Piccola Italiana, 27 aprile 1930, p. 3 (BSMC).
Franco Girosi, La leva fascista, opera presentata alla XX Biennale di Venezia (1936). Il passaggio da Piccola (calze bianche) a Giovane Italiana (calze nere) è il secondo, partendo da sinistra.
Fonte: Ebay.
Fonte: La Piccola Italiana, 20 maggio 1934, p. 7.
Fonte: L’Illustrazione Italiana, 27 novembre 1932, p. 774.
In questa bella fotografia si riconoscono chiaramente dalle calze le due figure femminili in primo piano: a sinistra, la Giovane Italiana (in calze nere) che accoglie l’ormai ex Piccola Italiana (in calze bianche).
Fonte: ANPI, Comitato di Udine.
Il rito della leva fascista a Napoli, Bologna, Milano (Arena Civica) e Venezia, nel 1938.
Fonte: Istituto Luce.


Le decorazioni femminili

Anche bambine e ragazze potevano ricevere la Croce al Merito.

Achille Starace, Segretario del PNF, appunta la Croce al Merito sulla camicia di una Giovane Italiana (3 aprile 1934). Alle sue spalle, il Presidente dell’ONB Renato Ricci.
Fonte: sito Le pietre raccontano.

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